Frodi sul bonus facciate, l’inchiesta a Bari: “Prestanome fittizi da tutta Italia”

Un’indagine complessa ha portato alla luce un giro di truffe legate al bonus edilizio: nove arresti e quasi 50 collaboratori coinvolti. In cambio della loro identità digitale, i prestanome ricevevano poche centinaia di euro

Un articolato sistema di frodi legato al bonus facciate è stato scoperto grazie a un’indagine congiunta condotta dalla Procura di Bari, dalla Guardia di Finanza e dai Carabinieri. L’operazione ha portato a nove arresti e ha svelato un meccanismo in cui quasi 50 persone hanno collaborato per frodare lo Stato, ottenendo crediti fiscali fittizi per milioni di euro.

Come funzionava la truffa

Secondo quanto ricostruito, il sistema si basava sull’utilizzo di prestanome nullatenenti provenienti da tutta Italia, i quali cedevano la propria identità digitale (SPID) in cambio di pochi centinaia di euro. I dati personali dei prestanome venivano poi utilizzati per simulare lavori di ristrutturazione mai eseguiti e ottenere i crediti fiscali legati al bonus facciate.

Gli organizzatori della frode, con sede operativa a Bari, si occupavano di registrare contratti fittizi, emettere fatture false e rivendere i crediti fiscali sul mercato. Questi venivano poi utilizzati per compensare imposte dovute allo Stato o rivenduti a ignari acquirenti, causando un danno erariale di milioni di euro.

Le parole degli inquirenti

Durante una conferenza stampa, il procuratore Roberto Rossi ha spiegato: “Il sistema era ben organizzato e strutturato, con l’utilizzo di prestanome nullatenenti come fulcro dell’operazione. L’operazione dimostra come anche strumenti utili come i bonus edilizi possano essere sfruttati per fini illeciti se non adeguatamente monitorati”.

Redazione

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