Fermo pesca in Adriatico, stop fino al 29 settembre: l’allarme dalla Puglia

Le imbarcazioni interessate si fermano da San Benedetto del Tronto a Bari. Coldiretti Pesca Puglia richiama l’attenzione su importazioni, sostenibilità economica e trasparenza per i consumatori

Da domenica 16 agosto cambia l’attività di numerose marinerie lungo il versante adriatico. Entra infatti in vigore il fermo pesca nel tratto compreso tra San Benedetto del Tronto e Bari, una misura destinata a proseguire fino al 29 settembre e pensata per contribuire alla tutela delle risorse presenti in mare.

Il provvedimento coinvolge specifiche modalità di pesca professionale. Secondo quanto indicato da Coldiretti Pesca Puglia, lo stop riguarda in particolare le imbarcazioni che utilizzano reti a strascico a divergenti, sfogliare-rapidi e reti gemelle a divergenti. Non tutte le attività, dunque, saranno sospese e anche durante il periodo di fermo continuerà a essere disponibile prodotto ittico italiano.

Il peso della pesca nell’economia pugliese

La sospensione assume una rilevanza particolare per la Puglia, dove pesca e acquacoltura costituiscono un comparto significativo sia sotto il profilo produttivo sia per l’occupazione delle comunità costiere.

Il valore economico del settore regionale viene stimato in circa 225 milioni di euro, mentre sul territorio risultano presenti più di 2.000 imbarcazioni e circa 1.300 imprese impegnate nella pesca e nell’acquacoltura.

L’attività interessa praticamente tutta la costa pugliese. Le marinerie sono presenti da Manfredonia a Molfetta, proseguendo nel Sud Barese fino ad arrivare al Salento. Dalle flotte regionali provengono diverse specie, tra cui gamberi, scampi, merluzzi e molluschi, mentre gli impianti di acquacoltura contribuiscono alla produzione, tra le altre specie, di spigole, orate e ombrine.

Il calendario delle interruzioni non si esaurirà con la riapertura prevista a fine settembre. Dal primo ottobre il fermo si sposterà in altre aree pugliesi, interessando Brindisi, San Cataldo e Otranto per l’intero mese.

Importazioni e costi preoccupano le imprese

Per Coldiretti Pesca Puglia la tutela degli ecosistemi marini deve procedere insieme alla salvaguardia della sostenibilità economica delle aziende. Davide Di Pinto, responsabile regionale dell’organizzazione, sottolinea come la flotta pugliese rappresenti una componente importante della pesca nazionale e un patrimonio produttivo e occupazionale da preservare.

Il fermo, secondo l’associazione, arriva inoltre in una fase complessa per gli operatori. Le imprese devono fare i conti con costi energetici elevati, gli effetti dei cambiamenti climatici sulla distribuzione delle specie e una crescente pressione della concorrenza proveniente dall’estero.

Un elemento particolarmente rilevante riguarda proprio la dipendenza dalle importazioni. In base ai dati richiamati da Coldiretti, quasi otto pesci su dieci consumati in Puglia sarebbero di provenienza straniera. La preoccupazione è quindi che la temporanea riduzione dell’attività delle flotte locali possa ampliare ulteriormente lo spazio occupato dal prodotto importato.

Per l’organizzazione è necessario che le regole destinate alla protezione delle risorse marine tengano conto anche della capacità delle imprese di continuare a operare e competere sul mercato.

Il pesce italiano continuerà ad arrivare sui banchi

Lo stop non comporterà comunque la scomparsa del pescato nazionale dai punti vendita. Durante il fermo continueranno infatti a operare la piccola pesca, le draghe idrauliche, gli allevamenti di acquacoltura e le flotte presenti nelle zone non interessate dalla sospensione.

Proprio per questo Coldiretti Pesca invita i consumatori a prestare particolare attenzione alle indicazioni disponibili al momento dell’acquisto. Per il pesce fresco, l’etichettatura permette di conoscere la zona nella quale è avvenuta la cattura, mentre nel caso dei prodotti provenienti dall’acquacoltura deve essere specificato il Paese di origine.

Controllare queste informazioni consente di distinguere più facilmente il prodotto nazionale da quello importato e di effettuare una scelta consapevole.

Più trasparenza anche nei ristoranti

Il tema della provenienza non riguarda soltanto pescherie, supermercati e altri punti vendita. Coldiretti Pesca Puglia richiama l’attenzione anche sulla ristorazione, settore nel quale non è ancora previsto un obbligo generalizzato di indicare nei menù l’origine del pesce servito ai clienti.

L’associazione chiede quindi una maggiore trasparenza affinché il consumatore possa conoscere la provenienza del prodotto anche quando mangia fuori casa. Una possibilità che, secondo Coldiretti, contribuirebbe a valorizzare maggiormente il pescato italiano e pugliese e, allo stesso tempo, a sostenere le attività economiche collegate alle marinerie.

Il fermo pesca resta così uno strumento finalizzato alla protezione delle risorse marine, ma per il comparto pugliese la sua applicazione deve inserirsi in una strategia più ampia. Alla sostenibilità ambientale dovrebbero affiancarsi interventi per tutelare la competitività delle aziende, il lavoro dei pescatori e l’intera filiera costiera, riducendo al tempo stesso una dipendenza dal prodotto estero che gli operatori considerano sempre più rilevante.

Redazione

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