Studio dentistico Dott. Biagio Rapone, Bari: l’ozono entra nell’odontoiatria integrata

Tra trattamento delle gengive, gestione delle afte ricorrenti e supporto al paziente diabetico, l'ozono entra nei protocolli quotidiani dello studio barese. Una tecnologia che non ricorre a sostanze farmacologiche e si integra con il laser, l'elettromiografia e una rete di specialisti, in coerenza con un modello di odontoiatria che guarda al paziente nella sua interezza.

Pur essendo conosciuto da tempo per le sue proprietà antibatteriche e antinfiammatorie, l’ozono fatica ancora ad affermarsi nell’odontoiatria. Tuttavia, allo Studio Dentistico del Dott. Biagio Rapone, a Bari, l’ozono è entrato da anni nei protocolli ordinari come tecnologia complementare alle altre, all’interno di un approccio che mette il paziente al centro nella sua interezza, dalle gengive al metabolismo, dal microbioma orale alla postura.

«Il mio approccio si è sempre fondato sulla ricerca scientifica», puntualizza il dottor Rapone, odontoiatra autore di oltre cento pubblicazioni internazionali. «Prima di portare l’ozono nello studio ho dedicato anni a studiarne le evidenze, e ciò che osserviamo clinicamente è coerente con la letteratura pubblicata. L’ozono per noi non sostituisce nulla: si integra con le altre tecnologie e con i protocolli convenzionali, nell’ottica di un percorso terapeutico che guarda al paziente nella sua complessità.»

Come funziona: gas generato a partire dall’ossigeno, senza sostanze chimiche

Quello impiegato nello studio non è una crema, né una soluzione acquosa: è gas, prodotto in poltrona a partire dall’ossigeno. Una distinzione importante rispetto ad altre formulazioni a base di ozono presenti sul mercato.

«Lo strumento è manuale: il clinico lo posiziona nei punti dell’arcata dove l’infiammazione è maggiore», descrive il Dott. Rapone. «Si tratta di una sorta di sonda trasparente con inserti differenti, uno a forma di lenticchia per la gengiva esterna, uno più sottile per raggiungere l’interno del solco gengivale. Il macchinario converte l’ossigeno in ozono: non interviene alcuna sostanza chimica o farmacologica e la tolleranza da parte del paziente è generalmente molto buona.»

Quando l’infiammazione gengivale incrocia il metabolismo: il filo con il diabete

In ambito odontoiatrico l’ozono agisce su due fronti principali: la riduzione dei processi infiammatori e l’azione antibatterica. In parodontologia si affianca alle sedute di igiene orale convenzionale per migliorare lo stato dei tessuti gengivali. Un’applicazione che, nello studio del dottor Rapone, è inserita in un’osservazione più ampia: la salute della bocca non può essere scollegata da quella del resto dell’organismo.

«L’ozono lo usiamo a supporto della classica seduta di igiene quando il paziente presenta un quadro infiammatorio significativo», spiega il Dott. Rapone. «In questo modo lavoriamo sull’infiammazione e accompagniamo il ripristino dei tessuti. Ma quello che mi preme far conoscere è il rapporto a doppio senso che esiste fra il diabete e la malattia parodontale: l’infiammazione gengivale può peggiorare il quadro diabetico, e il diabete a sua volta espone i tessuti orali a una maggiore vulnerabilità verso i batteri. Diminuendo l’infiammazione con l’ozono ho osservato un miglioramento dell’emoglobina glicata in molti pazienti con diabete di tipo 2, un dato che trova riscontro nelle pubblicazioni scientifiche internazionali di settore.»

Una correlazione che sottolinea come, nella visione integrata dello studio, il paziente non sia mai trattato come somma di problemi distinti: l’attenzione clinica si estende ben oltre la cavità orale, perché l’efficacia di un intervento odontoiatrico può ripercuotersi su parametri di salute generale.

Afte ricorrenti: una seduta che fa la differenza

Tra le applicazioni che lo studio incontra più di frequente c’è il trattamento delle afte orali ricorrenti, quelle che si trascinano per settimane senza beneficiare dei rimedi reperibili in farmacia.

«Un’afta di una certa entità può richiedere settimane, talvolta uno o due mesi, prima di risolversi spontaneamente», osserva il Dott. Rapone. «Con quattro-cinque sedute di ozonoterapia il quadro tende a evolvere più rapidamente. Già dopo un’applicazione di circa cinque minuti la sensazione di bruciore si riduce in modo apprezzabile. Non lo presento mai come una certezza, ma i risultati che osserviamo con regolarità sono incoraggianti.»

Prima dell’impianto: ozono e laser, una sinergia che traduce l’approccio integrato in pratica

L’uso dell’ozono nello studio non si esaurisce nei trattamenti gengivali. Diventa anche uno step routinario prima dell’inserimento di un impianto, quando il sito chirurgico viene preparato attraverso una decontaminazione orale che spesso utilizza in parallelo il laser. Una sinergia che traduce in atto operativo l’impostazione olistica dello studio: nessuna tecnologia presa da sola, ma più strumenti che cooperano per ottenere risultati clinici con un impatto contenuto sul paziente.

«La bocca è uno dei distretti corporei a maggiore densità batterica», afferma il Dott. Rapone. «Senza un protocollo di decontaminazione efficace, quei batteri non scompaiono. Negli impianti post-estrattivi il problema è ancora più evidente: si interviene su un sito già infetto, e fra le spire dell’impianto possono crearsi condizioni di anaerobiosi favorevoli proprio alle specie batteriche associate alle perimplantiti. L’intervento congiunto di ozono e laser ci consente di ridurre quella carica batterica a livelli difficilmente raggiungibili con la sola pulizia meccanica manuale.»

Una logica che attraversa l’intera attività dello studio: ridurre i rischi laddove possibile, contenere il ricorso a farmaci e materiali esterni, e collocare la prevenzione al centro del percorso. In questa cornice, l’ozono non è un singolo accessorio tecnico ma uno dei nodi di una rete più ampia di interventi: una rete in cui la valutazione del paziente abbraccia molteplici piani, dalla salute parodontale all’assetto posturale, dal microbioma orale al quadro metabolico generale.

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