Nuovi sviluppi nell’inchiesta che coinvolge alcune società legate alla famiglia Matarrese, storica realtà imprenditoriale del settore edilizio in Puglia. Nella giornata del 12 maggio 2026, il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Bari ha dato esecuzione a un sequestro preventivo disposto dal Gip del Tribunale barese, Valeria Isabella Valenzi. Il provvedimento riguarda quote societarie del valore nominale superiore a 7,3 milioni di euro.
Parallelamente al sequestro, quattro persone hanno ricevuto un invito a comparire davanti al giudice per un interrogatorio preventivo fissato per il prossimo 20 maggio presso il Tribunale di Bari. Tra i destinatari figurano Nicola Locuratolo, Marco Mandurino, Amato Matarrese e Salvatore Matarrese, nato nel 1962.
L’indagine, registrata con il numero 1406/22, coinvolge complessivamente quattordici indagati. Oltre ai membri della famiglia Matarrese, compaiono dirigenti e professionisti che avrebbero avuto ruoli di responsabilità nelle società finite sotto la lente della Procura. Tra i nomi iscritti figurano Antonio Matarrese, Amato Matarrese, Michele Matarrese, Marco Matarrese e due omonimi Salvatore Matarrese, nati rispettivamente nel 1957 e nel 1962. Nella lista anche Gaetano Roberto Filograno, Valerio De Luca, Vitangelo Pellecchia, Vincenzo Robles, Luca Russo e Oronzo Trio.
Secondo gli investigatori, il sistema contestato avrebbe consentito di sottrarre risorse economiche alle società attraverso operazioni considerate anomale, finanziamenti infragruppo privi di garanzie e trasferimenti patrimoniali effettuati a valori ritenuti non congrui. L’ammontare complessivo delle somme che sarebbero state distratte supererebbe i 18 milioni di euro.
Uno degli aspetti centrali dell’inchiesta riguarda il presunto mancato pagamento di imposte e contributi previdenziali per circa 7 milioni di euro. Gli inquirenti ritengono che il mancato versamento sarebbe stato utilizzato come forma di autofinanziamento illecito per sostenere le attività del gruppo societario.
Le accuse si concentrano su cinque società. Tra queste figura Strade e Condotte spa, posta in liquidazione giudiziale nel 2023. In questo caso, l’attenzione degli investigatori si sarebbe focalizzata sulla cessione di una partecipazione societaria in Matarrese srl per circa 7 milioni di euro, a fronte di una valutazione stimata superiore ai 20 milioni. La differenza avrebbe prodotto un danno patrimoniale contestato vicino ai 14 milioni di euro.
Nel fascicolo compare anche Betonimpianti srl, ammessa al concordato preventivo nel giugno 2023. Le contestazioni riguardano presunte cessioni sottostimate di partecipazioni societarie, emissione di fatture per operazioni ritenute inesistenti, finanziamenti senza interessi verso altre aziende collegate e omissioni fiscali e contributive superiori ai 3,4 milioni di euro.
Tra le società coinvolte c’è anche FINBA spa, dichiarata fallita nel febbraio 2023. Gli investigatori contestano finanziamenti concessi ad altre società del gruppo senza adeguate garanzie e pagamenti preferenziali effettuati nei confronti dei coniugi di ex soci, per cifre comprese tra 150mila e 268mila euro. Operazioni che, secondo l’accusa, avrebbero violato il principio della parità di trattamento tra i creditori.
L’indagine si estende inoltre a Ecoambiente srl, società entrata in liquidazione giudiziale nel marzo 2023. In questo caso, le contestazioni riguardano finanziamenti verso FINBA e Salvatore Matarrese spa per oltre 2,1 milioni di euro, oltre a presunti inadempimenti fiscali e previdenziali per circa 1,8 milioni.
Nel procedimento compare infine I.CON srl, azienda fallita nell’aprile 2022. Gli investigatori ipotizzano la distrazione di terreni agricoli e beni strumentali per oltre 244mila euro, insieme a presunte operazioni commerciali supportate da fatture considerate inesistenti. Contestato anche il dissesto provocato dal mancato pagamento di tributi e contributi previdenziali per quasi 1,8 milioni di euro.
Per la Procura, il quadro complessivo delineerebbe un meccanismo strutturato finalizzato a occultare lo stato di difficoltà economica delle società coinvolte. Secondo gli inquirenti, i bilanci delle aziende capogruppo sarebbero stati alterati attraverso la sopravvalutazione delle partecipazioni interne, così da rappresentare una situazione patrimoniale differente rispetto a quella reale.
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