Tsunami antichi nel Mediterraneo, lo studio Uniba svela i rischi futuri

Analizzati eventi estremi di 125mila anni fa per comprendere l’evoluzione delle coste e gli impatti del clima

Comprendere il futuro delle coste mediterranee partendo dal passato più remoto. È questo l’obiettivo di un importante studio internazionale coordinato dall’Università degli Studi di Bari, che ha analizzato gli effetti di tsunami preistorici risalenti a circa 125mila anni fa per valutare i rischi legati ai cambiamenti climatici e agli eventi estremi.

La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Quaternary Science Reviews, è stata realizzata dal Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali di Uniba in collaborazione con diversi enti di rilievo, tra cui l’Università Ca’ Foscari di Venezia, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), il Cnr-Isac e l’Università degli Emirati Arabi Uniti. Un lavoro multidisciplinare che unisce competenze geologiche, climatiche e ambientali.

Al centro dello studio vi è un’area costiera della Sicilia sud-orientale, nella Penisola della Maddalena, all’interno dell’Area Marina Protetta del Plemmirio, in provincia di Siracusa. Qui i ricercatori hanno individuato tracce geologiche eccezionali lasciate da antichi eventi meteomarini estremi, tra cui tsunami di grande intensità.

Secondo gli studiosi, questo sito rappresenta un caso unico nel Mediterraneo. La disposizione dei blocchi rocciosi, il loro stato di conservazione e la precisione nella datazione consentono infatti di ricostruire con elevata affidabilità la dinamica degli eventi avvenuti migliaia di anni fa. Un patrimonio scientifico raro, considerando che depositi simili sono più comuni in aree come i Caraibi o l’Atlantico settentrionale.

Redazione

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