Olio italiano sotto pressione, il comparto chiede interventi contro crisi e frodi

Il Comitato Nazionale Orgoglio Olivicolo presenta al governo un dossier con proposte operative per difendere produttori, frantoi e qualità dell’olio made in Italy

Il comparto olivicolo italiano entra in una fase decisiva della mobilitazione. Il Comitato Nazionale Orgoglio Olivicolo ha preparato un esposto-denuncia contro le presunte anomalie di mercato che stanno mettendo sotto pressione l’intera filiera, chiedendo interventi immediati per contrastare frodi, speculazioni e squilibri economici che penalizzano aziende agricole, frantoi e Organizzazioni dei Produttori.

Il documento sarà consegnato al ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, durante il tavolo olivicolo convocato con urgenza a Roma. Lo stesso atto verrà inoltre trasmesso alle Procure della Repubblica competenti di Puglia, Sicilia e Calabria, considerate tra le aree più colpite dalle criticità che stanno interessando il mercato dell’olio.

Al vertice ministeriale prenderanno parte anche i rappresentanti delle principali organizzazioni agricole nazionali, tra cui Cia, Coldiretti, Confagricoltura e Copagri, insieme ai vertici dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi (Icqrf).

La filiera olivicola punta a ottenere risposte concrete per salvaguardare una produzione strategica dell’agricoltura italiana.

Le richieste del settore dopo il confronto di Bitonto

Le linee guida del dossier sono state definite nel corso di un incontro organizzato a Bitonto, nella sede di Oliveti Terra di Bari, dove si sono riuniti esponenti del mondo produttivo, istituzionale e associativo. Alla discussione hanno partecipato, tra gli altri, il delegato del Comitato Nazionale Orgoglio Olivicolo Gennaro Sicolo, l’assessore all’Agricoltura della Regione Puglia Francesco Paolicelli e diversi rappresentanti delle realtà più importanti del comparto.

Tra i presenti figuravano Giovanni Bucci per Oliveti Terra di Bari, Carmelo Rollo per Legacoop Puglia, Nicola Ruggiero per Oliveti d’Italia, Benedetto Fracchiolla per Finoliva Global Service, Alfonso Fucci per i frantoiani, Elia Pellegrino per Aifo e Giuseppe Vacca per Unifol, con la partecipazione del Conte Onofrio Spagnoletti Zeuli.

Dal confronto è emersa una posizione condivisa: il settore intende proseguire la mobilitazione per fermare il deterioramento economico di un comparto considerato fondamentale per il territorio e per l’identità agroalimentare nazionale.

La richiesta dello stato di crisi per il comparto

Tra le iniziative annunciate figura anche la richiesta di riconoscimento dello stato di crisi dell’olivicoltura. L’assessore pugliese Paolicelli ha dichiarato la volontà di coinvolgere anche le Regioni Sicilia e Calabria per presentare al governo un’azione coordinata a sostegno dei territori maggiormente interessati dall’emergenza.

Nel frattempo, le organizzazioni aderenti al Comitato Nazionale, nato a Bari lo scorso 19 giugno, hanno confermato il mantenimento dello stato di agitazione. È stata inoltre programmata una manifestazione nazionale a Bari durante il periodo della Fiera del Levante, con l’obiettivo di coinvolgere produttori, operatori della filiera, cittadini e istituzioni.

Produttori in allarme per concorrenza e costi crescenti

Alla base della protesta ci sono difficoltà economiche definite strutturali dagli operatori del settore. Secondo il comitato “Uniti per affrontare la crisi del mercato olivicolo”, il rischio è quello di un progressivo indebolimento del patrimonio olivicolo italiano in assenza di misure urgenti.

Tra le principali problematiche evidenziate figurano l’aumento della concorrenza da parte degli oli importati a basso prezzo, la presenza sul mercato di prodotti con livelli qualitativi contestati e la pressione esercitata dalla grande distribuzione organizzata e dalle multinazionali.

A queste criticità si aggiunge il forte incremento dei costi di produzione interni, che avrebbe ridotto sensibilmente i margini economici delle aziende agricole, rendendo più complessa la sostenibilità dell’attività olivicola.

Il piano straordinario presentato al ministero

Nel dossier destinato al ministro Lollobrigida viene illustrato un programma di interventi articolato su più fronti. Una delle richieste principali riguarda l’introduzione di strumenti digitali per garantire maggiore trasparenza nei movimenti dell’olio sfuso.

Tra le proposte compare infatti l’obbligo della bolla elettronica per ogni trasferimento di quantità superiori ai cento chilogrammi, con l’obiettivo di rafforzare la tracciabilità del prodotto lungo tutta la catena commerciale.

Il piano prevede inoltre controlli straordinari fiscali e ispettivi sugli operatori che avrebbero registrato aumenti particolarmente rilevanti del fatturato nell’ultimo periodo. Sul fronte finanziario, il settore chiede garanzie pubbliche per favorire la dilazione dei debiti bancari collegati agli anticipi ai produttori e per sostenere l’acquisto di olio esclusivamente italiano.

Tra le altre misure indicate ci sono incentivi temporanei per coprire i costi di stoccaggio degli oli nazionali certificati, aiuti per migliorare la logistica dei frantoi e maggiore spazio agli oli italiani di qualità certificata negli appalti della ristorazione pubblica.

Una nuova strategia per tutelare il futuro dell’olivicoltura

Accanto agli interventi immediati, il comparto chiede una revisione complessiva delle regole che governano il settore. Una delle proposte riguarda la riforma del Sian, il Sistema Informativo Agricolo Nazionale, attraverso la creazione di un indice nazionale di rischio capace di orientare controlli e risorse verso le situazioni più critiche.

Gli operatori chiedono anche una revisione dei sistemi di rilevazione dei prezzi all’ingrosso, affinché siano maggiormente collegati ai reali costi produttivi, oltre a una distinzione più chiara tra olivicoltura industriale e coltivazioni tradizionali di presidio territoriale.

La tutela degli uliveti storici e delle produzioni legate ai territori collinari viene indicata come una priorità per il valore ambientale, sociale e paesaggistico che rappresentano.

Infine, il settore propone accordi di filiera capaci di incentivare l’utilizzo esclusivo di oli italiani tracciati nella ristorazione collettiva, creando un collegamento diretto tra qualità del prodotto, tutela dei produttori e garanzia per i consumatori.

Redazione

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