Momo Scale, Noci (BA): come una scala progettata bene moltiplica gli spazi della casa

Una mansarda chiusa, un sottotetto inutilizzato, un angolo che non serve a nessuno: in ogni casa restano spazi che potrebbero diventare vivibili se solo si scegliesse la scala giusta. È il terreno di lavoro quotidiano di Flaviano Le Noci, titolare di Momo Scale a Noci, in provincia di Bari, dove la progettazione artigianale trasforma misure e geometrie in metri quadri concretamente abitabili.

Esiste una geografia nascosta in ogni abitazione, fatta di angoli che non servono a nulla, di spazi sopra e sotto i locali principali, di superfici che il progetto originale non ha pensato come abitabili. Per anni questi volumi sono rimasti fuori dal raggio d’azione del proprietario, considerati irrecuperabili o troppo complessi da convertire. Oggi le cose stanno cambiando: una parte significativa dei cantieri di ristrutturazione passa proprio per il recupero di queste aree, e la scala è quasi sempre l’elemento che rende il recupero possibile.

A confermarlo è Flaviano Le Noci, alla guida di Momo Scale, realtà artigianale di Noci, in provincia di Bari, dove ogni anno passano dal laboratorio circa cento scale costruite su misura, per la maggior parte destinate ad abitazioni private. «Quasi tutto il lavoro su misura, alla fine, è un lavoro sul recupero dei centimetri», osserva Le Noci. «In una casa standard una scala da catalogo occupa lo spazio che occupa, e su quello non si discute. Quando invece la scala viene disegnata per quella casa specifica, ogni angolo si può negoziare. Su una superficie complessiva di sessanta o ottanta metri quadri, quel margine fa la differenza tra un piano in più utilizzabile e un piano in più solo sulla carta.»

Tipologie e geometrie: a ogni spazio la sua scala

La logica del recupero degli spazi parte da una scelta che pesa più di quanto sembri: la tipologia della scala. Tra scala a rampa, scala a giorno, chiocciola a pianta circolare, chiocciola a pianta quadrata, elicoidale e pedata alternata, l’ingombro effettivo cambia in modo significativo. Una sola configurazione può fare la differenza tra una stanza vivibile e una stanza sacrificata al passaggio.

«Per noi la scelta della tipologia è il primo strumento di lavoro», spiega Le Noci. «Su uno stesso ambiente, una scala a giorno e una scala a chiocciola occupano in modo completamente diverso. Quando il cliente arriva con un foro nel solaio già aperto, spesso proponiamo di rimettere mano alla scelta della tipologia prima ancora che alla scala vera e propria: è lì che si decide quanto spazio resterà disponibile per il resto della casa.» Sul piano pratico, ogni tipologia ha la propria zona di utilizzo: la scala a giorno funziona bene dove c’è respiro orizzontale, la chiocciola entra in gioco quando lo spazio si stringe, la pedata alternata si attiva nei casi limite.

Aprire nuovi piani: il recupero di soppalchi e sottotetti

Una fetta consistente del lavoro artigianale di oggi nasce da operazioni di recupero abitativo. Sottotetti trasformati in camere o studi, soppalchi pensati per separare zona giorno e zona notte, tavernette riconvertite in spazi vivibili: tutte situazioni in cui la scala non è un elemento decorativo, ma l’innesco materiale del recupero. Senza la scala giusta, lo spazio nuovo resta letteralmente inaccessibile.

«Nelle nostre zone una parte significativa del lavoro è recupero abitativo», racconta Le Noci. «Sono cantieri in cui la scala diventa la chiave per rendere fruibile un volume che esiste già fisicamente ma che, senza un accesso comodo, resta inutilizzato. Lo si vede bene nei sottotetti, dove un buon disegno della scala può trasformare un solaio in una camera in più.» È la conferma che il valore di una scala ben progettata si misura non solo nei metri quadri della stanza dove si trova, ma in quelli che si riescono ad aprire altrove.

Il sopralluogo come momento decisivo per il progetto

Esiste un altro fattore che fa la differenza nel recupero degli spazi, ed è meno tecnico di quanto si pensi: il sopralluogo. Una scala progettata a tavolino, sulla base di misure inviate per via digitale, può funzionare ma raramente esprime il massimo del potenziale dell’ambiente. Quando invece chi disegna la scala vede di persona la casa, percepisce angoli che le planimetrie non restituiscono, individua spazi che nessuna misura tecnica segnala, propone soluzioni che sarebbero impossibili da concepire a distanza.

«Il sopralluogo è il momento in cui ci si accorge davvero di cosa si può fare in quella casa», precisa Le Noci. «Spesso il cliente arriva con le misure prese da lui, ed è giusto così. Ma quando andiamo a vederla di persona, troviamo angoli e volumi che non erano stati notati e che si possono mettere a frutto. Quegli angoli, da soli, possono cambiare la geometria della scala.» Una pratica che resta centrale nel lavoro artigianale e che permette di considerare anche i dettagli geometrici meno evidenti, quelli che nel recupero degli spazi fanno spesso la differenza.

In tutte queste declinazioni, dalla scelta della tipologia al recupero dei volumi inutilizzati fino alla precisione del sopralluogo, il filo conduttore resta uno: la possibilità di adattare la scala alla casa, e non viceversa. È dentro questa logica che la scala diventa davvero strumento di valorizzazione degli spazi domestici, e che il lavoro di Momo Scale, realtà di Noci, in provincia di Bari, riesce a restituire metri quadri reali al committente trasformando aree dimenticate in pezzi vissuti dell’abitazione.

Visita il Sito https://www.momoscale.eu/

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