Centrone davanti al procuratore in Libia, resta in custodia cautelare

Il docente dell’Università di Bari e l’attivista Dina Alberizia sono trattenuti dalle autorità libiche dopo il fermo del convoglio umanitario diretto verso Gaza.

La vicenda di Domenico Centrone, docente a contratto dell’Università degli Studi di Bari e originario di Molfetta, continua a essere al centro dell’attenzione diplomatica. Il 33enne è comparso davanti a un procuratore presso un tribunale della Libia insieme a Dina Alberizia, 67 anni, foggiana ma residente in provincia di Asti, entrambi trattenuti dalle autorità del Paese nordafricano dopo il fermo di un convoglio umanitario internazionale diretto verso Gaza.

Secondo quanto comunicato dal Ministero degli Affari Esteri, il magistrato libico ha disposto la prosecuzione della custodia cautelare dei due cittadini italiani fino alla prossima udienza. Nel frattempo, il Consolato Generale d’Italia a Bengasi ha avanzato una nuova richiesta ufficiale per poter effettuare una visita consolare ai connazionali.

La situazione viene seguita costantemente dalla Farnesina, dall’Ambasciata italiana a Tripoli e dal Consolato Generale a Bengasi, impegnati in un dialogo continuo con le autorità locali. L’obiettivo dichiarato è quello di favorire il ritorno in Italia dei due attivisti nel più breve tempo possibile.

Le famiglie di Centrone e Alberizia vengono costantemente aggiornate sugli sviluppi della vicenda, inclusi gli interventi diplomatici intrapresi dalle rappresentanze italiane per garantire assistenza e tutela ai due cittadini.

Il fermo risale a oltre una settimana fa, quando il gruppo di attivisti del Global Sumud Convoy è stato bloccato mentre tentava di raggiungere l’Egitto attraversando il territorio libico. La carovana faceva parte di una missione umanitaria internazionale destinata a portare sostegno alla popolazione della Striscia di Gaza.

Nei giorni scorsi, la situazione ha suscitato crescente preoccupazione anche in Italia. A Bari si è svolta una manifestazione pubblica per chiedere la liberazione dei due attivisti e per mantenere alta l’attenzione sul loro caso. Durante il presidio, alcuni partecipanti hanno ricordato le finalità della missione umanitaria e la composizione del convoglio.

La carovana era partita il 15 maggio dalla Mauritania e coinvolgeva oltre 200 persone provenienti da più di 25 Paesi. Tra i mezzi impiegati figuravano sette ambulanze, venti unità abitative mobili e dieci camion carichi di aiuti destinati alla popolazione civile di Gaza. Gli organizzatori hanno sottolineato come da diversi giorni non fossero più disponibili comunicazioni dirette con gli attivisti fermati.

La vicenda ha generato reazioni anche nel mondo accademico e istituzionale pugliese. L’Università di Bari, dove Centrone svolge attività di docenza presso il Dipartimento di Ricerca e Innovazione Umanistica (Dirium), ha espresso pubblicamente la propria vicinanza e ha chiesto una rapida soluzione della situazione.

Analoga posizione è stata assunta dalla Regione Puglia, che si è unita agli appelli per la liberazione dei due cittadini italiani. Le istituzioni coinvolte continuano a monitorare l’evoluzione del caso, mentre si attendono sviluppi dall’autorità giudiziaria libica e dalle interlocuzioni diplomatiche in corso.

L’attenzione resta concentrata sulle prossime decisioni delle autorità libiche e sugli esiti delle iniziative avviate dal Governo italiano per garantire assistenza consolare e favorire il rientro di Domenico Centrone e Dina Alberizia.

Redazione

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