Le api continuano a rappresentare una risorsa fondamentale per l’agricoltura pugliese. Oltre il 75% delle colture alimentari dipende infatti dall’impollinazione, attività indispensabile per produzioni simbolo del territorio come frutta, ortaggi, mandorli e ciliegi.
In Puglia sono presenti quasi 32mila alveari e oltre 13mila sciami, una presenza strategica per garantire qualità delle produzioni e tutela della biodiversità. Tuttavia, il comparto deve fare i conti con gli effetti dei cambiamenti climatici, che stanno alterando le fioriture e mettendo sotto pressione le colonie. La produzione media regionale si attesta intorno ai 14 chilogrammi di miele per alveare.
Secondo Coldiretti, il calo degli impollinatori rischia di avere conseguenze non solo sulla produzione di miele, ma sull’intero equilibrio agricolo ed economico del territorio.
Un importante supporto arriva dalla ricerca scientifica. Uno studio pubblicato su Plos One dal Crea Agricoltura e Ambiente ha dimostrato che l’analisi del Dna presente nel miele permette di monitorare la salute delle api in modo non invasivo. L’indagine, condotta su 679 campioni italiani, ha rilevato otto patogeni nel 97,5% dei casi, confermando il miele come efficace bioindicatore ambientale.
In Puglia operano circa 1.070 aziende apistiche, con una produzione molto diversificata che comprende miele di agrumi, mandorlo, rosmarino, timo, trifoglio e millefiori. Cresce inoltre la presenza di giovani e donne nel settore.
Resta alta anche la preoccupazione per il miele importato dai Paesi extra Ue, spesso commercializzato a prezzi più bassi e con standard differenti rispetto alle produzioni italiane. Per Coldiretti il miele pugliese è una sentinella della biodiversità e un patrimonio da difendere.
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