La decisione della Regione Puglia di aumentare l’addizionale regionale Irpef per fronteggiare il disavanzo della sanità ha acceso un duro confronto politico e sindacale. Il presidente Antonio Decaro ha presentato il piano economico con l’obiettivo di colmare un deficit sanitario pari a 349 milioni di euro, provocando immediate reazioni da parte delle opposizioni, delle organizzazioni sindacali e della stessa maggioranza di governo regionale.
Dal fronte sindacale sono arrivate posizioni molto critiche. La Uil ha contestato apertamente la scelta dell’amministrazione regionale, giudicandola sbagliata sia sul piano politico che su quello procedurale. Il segretario regionale Stefano Frontini ha sottolineato come il confronto con le parti sociali sia stato limitato a una semplice comunicazione, senza un reale tavolo di discussione. Secondo il sindacato, una decisione destinata ad avere un impatto diretto sulle condizioni economiche di migliaia di cittadini avrebbe richiesto un dialogo più ampio e trasparente.
Anche la Cisl ha espresso contrarietà all’aumento della tassazione regionale, pur riconoscendo la gravità della situazione economica della sanità pugliese. Il sindacato ha preso atto delle spiegazioni fornite da Decaro, anche nella sua veste di commissario alla sanità regionale, evidenziando però come l’incremento delle imposte non rappresenti una soluzione condivisibile.
Nel frattempo, dalla maggioranza è arrivata una difesa compatta del governatore. I consiglieri regionali del Partito Democratico hanno respinto le accuse del centrodestra, definendole strumentali e legate a una logica di propaganda politica. Secondo il Pd, il problema del sottofinanziamento sanitario non riguarda soltanto la Puglia ma coinvolge l’intero sistema sanitario nazionale, con costi in costante crescita rispetto alle risorse trasferite dal Governo centrale.
La maggioranza regionale sostiene che la scelta di intervenire subito sia stata necessaria per evitare tagli ai servizi sanitari e per tutelare soprattutto le fasce sociali più fragili. I consiglieri democratici hanno inoltre ricordato che anche altre regioni italiane amministrate dal centrodestra, tra cui Molise e Abruzzo, hanno dovuto adottare misure fiscali simili per coprire i disavanzi sanitari.
Sulla stessa linea anche il gruppo “Per la Puglia”, che ha evidenziato come prima dell’aumento delle tasse siano stati effettuati tagli alla spesa politica e amministrativa. Secondo i consiglieri regionali, circa 107 milioni di euro saranno recuperati attraverso riduzioni dei costi legati agli uffici regionali e alla politica, contribuendo così a contenere il disequilibrio sanitario previsto per il 2025.
Il gruppo ha inoltre ribadito la necessità di un maggiore sostegno economico da parte del Governo nazionale, chiedendo il trasferimento integrale delle risorse spettanti alla Regione in base all’aumento certificato dei costi sanitari.
Molto duro, invece, il giudizio delle opposizioni. Fratelli d’Italia ha accusato il presidente Decaro di scaricare il peso del deficit direttamente sui cittadini pugliesi. I consiglieri regionali del partito hanno parlato di una scelta che colpisce famiglie e lavoratori, sostenendo che l’attuale governatore paghi oggi le conseguenze della gestione sanitaria delle precedenti amministrazioni regionali.
Secondo FdI, il passaggio da un disavanzo sanitario di circa 39 milioni di euro nel 2023 a un deficit di quasi 350 milioni nel biennio successivo richiederebbe spiegazioni approfondite. Il partito ha inoltre ribadito la richiesta di istituire una commissione d’inchiesta per chiarire le responsabilità politiche e amministrative legate all’aumento del debito sanitario.
Critiche severe anche da Forza Italia. Il gruppo consiliare azzurro ha definito l’aumento delle tasse una conseguenza diretta del “malgoverno” regionale, sostenendo che Decaro abbia condiviso le scelte politiche delle precedenti amministrazioni guidate da Michele Emiliano. Secondo il partito, i cittadini sarebbero ora costretti a pagare gli effetti di una gestione inefficiente dei conti pubblici.
Al centro dello scontro resta la copertura del disavanzo sanitario, di cui oltre 241 milioni di euro dovrebbero essere recuperati proprio attraverso l’aumento dell’Irpef regionale. Una misura che continua ad alimentare tensioni politiche e sociali in una fase già delicata per l’economia delle famiglie pugliesi.
La vicenda si inserisce in un quadro nazionale complesso, caratterizzato dall’aumento dei costi sanitari e dalle difficoltà delle regioni nel mantenere l’equilibrio dei bilanci senza ricorrere a nuove entrate fiscali. In Puglia, tuttavia, il tema è diventato rapidamente terreno di scontro politico, con accuse reciproche tra maggioranza e opposizione sulle responsabilità della situazione finanziaria del sistema sanitario regionale.
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