Violenza giovanile in Puglia, chiesto un tavolo istituzionale urgente

Il Garante regionale dei Diritti del Minore Ludovico Abbaticchio sollecita una strategia condivisa dopo gli episodi registrati a Bari e provincia: prevenzione, presidi educativi e percorsi di recupero al centro degli interventi

Gli ultimi episodi di violenza che hanno coinvolto giovani a Bari e nel territorio provinciale riaccendono l’attenzione sul disagio minorile e sulla necessità di mettere in campo strumenti di prevenzione capaci di intervenire prima che determinate situazioni degenerino. A chiedere una risposta coordinata è Ludovico Abbaticchio, Garante regionale dei Diritti del Minore della Regione Puglia, che sollecita la convocazione in tempi rapidi di un tavolo istituzionale.

L’obiettivo è costruire una strategia che non si limiti alla gestione dei singoli episodi, ma coinvolga stabilmente i diversi soggetti chiamati a occuparsi dei minori. Comuni, Regione, Prefetture e Tribunali per i minorenni dovrebbero confrontarsi per definire azioni comuni, rafforzando contemporaneamente prevenzione, educazione e recupero dei ragazzi coinvolti in comportamenti violenti.

L’attenzione sull’aggressione a un diciassettenne

Tra gli episodi finiti al centro dell’attenzione figura quanto accaduto il 1° agosto a un ragazzo di 17 anni. In base alla denuncia presentata dalla famiglia, il minorenne sarebbe stato aggredito da un gruppo di giovani mentre stava tornando a casa insieme alla fidanzata, dopo aver viaggiato sulla navetta C dell’Amtab.

Il diciassettenne sarebbe stato circondato e successivamente picchiato. L’episodio, secondo quanto denunciato, sarebbe stato inoltre ripreso con un dispositivo. Le lesioni riportate dal giovane sono state giudicate guaribili in dieci giorni, mentre proseguono gli accertamenti finalizzati a individuare i responsabili dell’aggressione.

La possibile registrazione delle violenze porta in primo piano anche un altro aspetto del fenomeno: il rapporto dei più giovani con smartphone, piattaforme social e strumenti digitali. Secondo il Garante occorre infatti lavorare anche sulla promozione di un utilizzo maggiormente consapevole dei social, soprattutto quando immagini di aggressioni e prevaricazioni vengono registrate e successivamente diffuse.

Prevenzione e presenza educativa nei quartieri

Per Abbaticchio, contrastare questi comportamenti significa andare oltre il solo intervento repressivo. Una strategia efficace dovrebbe prevedere presidi educativi nei quartieri, una maggiore presenza degli adulti nei luoghi frequentati dai ragazzi e specifici percorsi di recupero destinati ai minori coinvolti.

Particolare importanza viene attribuita agli spazi pubblici. Parchi, piazze e strade dovrebbero poter rappresentare luoghi sicuri di incontro e socializzazione, accompagnati da una presenza educativa in grado di riconoscere tempestivamente eventuali situazioni problematiche.

Il compito, inoltre, non può essere attribuito esclusivamente alla scuola. Istituzioni, famiglie e sistema scolastico sono chiamati a condividere responsabilità e strumenti, costruendo una rete territoriale capace di intervenire sulle cause del disagio e non soltanto sulle sue manifestazioni più evidenti.

Bullismo e prevaricazione, i segnali da intercettare

Il Garante ha espresso solidarietà e vicinanza alle persone vittime delle recenti aggressioni, manifestando al tempo stesso preoccupazione per quanto sta accadendo nel capoluogo pugliese e nella sua provincia. Ulteriori segnalazioni sarebbero arrivate anche da altre zone della Puglia, sebbene debbano ancora essere verificate.

Nel caso in cui i diversi episodi trovassero conferma, secondo Abbaticchio sarebbe necessario evitare di interpretarli semplicemente come eventi indipendenti. Bullismo, comportamenti prevaricatori e forme di aggregazione deviante possono rappresentare indicatori di un disagio più profondo, da riconoscere e affrontare rapidamente per impedirne l’evoluzione verso condotte più gravi.

Da questa valutazione nasce la richiesta di una risposta strutturata che affianchi alla sicurezza un lavoro continuativo sul piano sociale ed educativo. La repressione dei comportamenti illeciti rappresenta infatti soltanto una componente di un intervento più ampio, nel quale prevenzione e accompagnamento assumono un ruolo centrale.

Un confronto istituzionale già sollecitato

La proposta di mettere intorno allo stesso tavolo le istituzioni interessate non nasce esclusivamente dagli ultimi fatti. L’ufficio del Garante aveva già richiesto un confronto sul disagio minorile e sulla violenza tra giovani. I recenti avvenimenti registrati sul territorio rendono però più urgente, secondo Abbaticchio, trasformare il confronto in iniziative coordinate e concrete.

Alla base della richiesta c’è la volontà di ricostruire un rapporto educativo più solido tra generazioni. Il messaggio rivolto ai ragazzi punta sul valore del rispetto contrapposto alla prevaricazione, mentre agli adulti e alle istituzioni viene richiamato il compito di ascoltare, prevenire e intervenire.

La costruzione di un nuovo patto educativo tra giovani, famiglie, scuola e istituzioni diventa così il punto centrale della strategia proposta, con l’obiettivo di offrire risposte immediate alle situazioni più critiche e, contemporaneamente, strumenti capaci di prevenire nuove forme di violenza.

Redazione

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