I trulli della Valle d’Itria tornano al centro del dibattito sulla tutela del patrimonio architettonico pugliese. A trent’anni dal riconoscimento Unesco dei trulli di Alberobello, istituzioni, imprese e maestri costruttori si sono confrontati a Locorotondo durante un convegno promosso da Ance Puglia e dall’associazione Wardapark, con l’obiettivo di individuare strategie per preservare le tecniche costruttive tradizionali.
Al centro dell’incontro è emersa la richiesta di una normativa condivisa tra Regione Puglia e Soprintendenze di Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per regolamentare gli interventi di recupero e manutenzione delle storiche costruzioni in pietra a secco.
Secondo gli esperti del settore, negli ultimi anni il crescente interesse turistico e immobiliare verso i trulli avrebbe favorito lavori di ristrutturazione non sempre compatibili con le caratteristiche originarie degli edifici. I mastri trullari denunciano infatti l’utilizzo di materiali e tecniche moderne ritenute inadatte per strutture realizzate oltre cinque secoli fa con sistemi tradizionali a secco.
A intervenire durante il confronto è stato anche Giuseppe Palmisano, mastro trullaro di terza generazione, che ha espresso forte preoccupazione per gli interventi effettuati soprattutto nel periodo successivo alla pandemia. Secondo Palmisano, alcune opere di recupero avrebbero provocato problemi strutturali e criticità legate alla coibentazione degli edifici storici.
Tra le proposte avanzate nel corso del convegno vi è l’introduzione di linee guida vincolanti per le imprese impegnate nei restauri dei trulli. L’obiettivo è garantire il rispetto delle tecniche costruttive tradizionali e prevedere eventuali sanzioni nei confronti di chi realizza interventi non conformi.
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