Secondo gli investigatori della Guardia di Finanza di Bari, coordinati dal pm Lanfranco Marazia, una parte dei ricavi generati dalle sale giochi riconducibili alla famiglia Snidar sarebbe stata trasferita all’estero attraverso società di diritto inglese e fatture per operazioni inesistenti. Le somme sarebbero poi state utilizzate per investimenti immobiliari, tra cui l’acquisto di un appartamento nel centro di Londra.
Le indagini hanno ricostruito una serie di meccanismi finanziari finalizzati a far uscire liquidità dalle società del gruppo. Tra questi figura la distribuzione anticipata degli utili, che avrebbe consentito a Debora Passaquindici, moglie di Alessandro Snidar e anche lei coinvolta nell’inchiesta, di ricevere periodicamente consistenti somme di denaro indipendentemente dall’andamento delle aziende.
Un altro sistema riguardava la gestione degli immobili utilizzati dalle imprese. Secondo l’accusa, Passaquindici prendeva in affitto i locali e li concedeva successivamente in sublocazione alle società riconducibili al marito, applicando canoni molto più elevati. In alcuni casi la differenza tra il costo sostenuto e quanto incassato avrebbe superato il 200%.
Gli accertamenti si concentrano inoltre sull’omesso versamento del Preu, il prelievo erariale unico applicato agli apparecchi da gioco, circostanza dalla quale deriva anche l’ipotesi di peculato contestata dagli inquirenti. Le somme accumulate sarebbero state reinvestite principalmente nell’apertura di nuove sale Vlt e nell’acquisto di immobili.
Particolare attenzione è stata dedicata all’acquisto di una proprietà a Londra, effettuato attraverso tre società britanniche. Secondo la ricostruzione investigativa, l’operazione sarebbe stata finanziata con denaro proveniente dalle attività di gioco e trasferito all’estero tramite fatture ritenute fittizie.
Nell’inchiesta trovano spazio anche le testimonianze relative al trasporto di contanti tra la Puglia e il Regno Unito. Un testimone ha riferito che il padre si sarebbe recato più volte a Londra per conto dei fratelli Snidar portando somme comprese tra 15 e 20 mila euro. Per agevolare il trasporto sarebbero state utilizzate soprattutto banconote da 500 euro, le cosiddette “Violette”, per le quali veniva riconosciuto un compenso aggiuntivo a chi le procurava.
Un flusso di denaro imponente che rappresenta uno degli aspetti centrali dell’indagine della Procura di Bari e della Guardia di Finanza.
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