Operaio morto all’ex Ilva, avviata l’inchiesta con 17 indagati

La Procura di Taranto approfondisce la dinamica dell’incidente costato la vita a un lavoratore pugliese di 46 anni nello stabilimento siderurgico

La morte di un operaio all’interno dello stabilimento siderurgico ex Ilva di Taranto ha aperto un nuovo fronte giudiziario sul tema della sicurezza sul lavoro. La Procura jonica ha iscritto 17 persone nel registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta avviata dopo il decesso di Claudio Salamida, operaio di 46 anni, originario di Alberobello e residente a Putignano. L’uomo ha perso la vita a seguito di un grave incidente avvenuto durante l’attività lavorativa all’interno dell’impianto, oggi gestito da Acciaierie d’Italia.

Secondo quanto emerso nelle prime fasi investigative, l’ipotesi di reato contestata è omicidio colposo in concorso. Gli inquirenti ipotizzano che l’incidente possa essere stato determinato da una combinazione di fattori riconducibili a imprudenza, negligenza, imperizia e a possibili violazioni delle norme previste in materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro. La magistratura sta ora ricostruendo nel dettaglio la sequenza degli eventi per individuare eventuali responsabilità.

Un passaggio chiave dell’inchiesta sarà rappresentato dall’esame autoptico. Il pubblico ministero ha disposto l’autopsia sul corpo della vittima, affidando l’incarico alla medico legale Liliana Innamorato. Il conferimento ufficiale dell’incarico è stato fissato per lunedì 19 gennaio, data a partire dalla quale potranno emergere elementi utili a chiarire le cause del decesso. Nel frattempo, agli indagati è stato notificato l’avviso per la nomina dei rispettivi consulenti tecnici.

L’elenco delle persone coinvolte nell’indagine riflette la complessità organizzativa dello stabilimento. Nel registro figurano ruoli apicali e operativi, tra cui un capo area, un capo reparto, diversi capi turno, responsabili della manutenzione meccanica, tecnici specializzati, capi squadra e un preposto appartenente a una ditta dell’indotto. L’obiettivo degli investigatori è verificare se lungo la catena decisionale e operativa vi siano state omissioni o scelte non conformi alle procedure di sicurezza.

Tra i nomi iscritti nel fascicolo giudiziario compaiono anche figure di vertice dell’azienda. Risultano indagati il direttore generale di Acciaierie d’Italia, Maurizio Saitta, e il direttore dello stabilimento di Taranto, Benedetto Valli. Coinvolto anche un responsabile dell’impresa appaltatrice Peyrani, una delle aziende impegnate nei lavori sul convertitore 3 dell’acciaieria 2, impianto rimasto inattivo per diversi mesi e riavviato solo nei primi giorni di gennaio.

L’attenzione degli inquirenti si concentra proprio sulle attività di manutenzione e sulle condizioni operative presenti al momento dell’incidente. La verifica delle misure di sicurezza adottate, delle procedure seguite e del coordinamento tra azienda e ditte esterne sarà centrale per stabilire se l’evento potesse essere evitato. L’intera documentazione tecnica e organizzativa è ora al vaglio della magistratura.

Redazione

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