Natuzzi, sindacati sul piede di guerra: “Annunciati 497 esuberi e chiusura di due stabilimenti, inaccettabile”

L'azienda ha presentato un piano industriale che prevede pesanti tagli occupazionali e la chiusura di due stabilimenti in Puglia. I sindacati annunciano mobilitazioni

Nuove preoccupazioni per il futuro dei lavoratori di Natuzzi, con la presentazione del piano industriale 2026-2028 che prevede 479 esuberi e la chiusura di due stabilimenti in Puglia. La notizia è emersa durante un incontro tra l’azienda e il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, al quale ha partecipato anche il sindacato Fillea Cgil Puglia.

Il piano industriale, che ha suscitato forti reazioni da parte dei lavoratori e dei rappresentanti sindacali, è stato definito dai sindacati come un “piano lacrime e sangue” per i dipendenti. Secondo quanto riportato, l’azienda non ha previsto alcun tipo di investimento per il futuro, suscitando preoccupazione tra i lavoratori per la sostenibilità a lungo termine dell’occupazione e degli stabilimenti.

La posizione dei sindacati

Ignazio Savino, segretario generale di Fillea Cgil Puglia, ha espresso la sua totale contrarietà alla proposta, dichiarando che il piano dell’azienda è “inaccettabile”. Savino ha sottolineato la necessità di difendere “un’occupazione di qualità”, composta da operatori specializzati, e di garantire gli stabilimenti in Italia. I sindacati chiedono che l’azienda riporti in Italia i volumi produttivi e internalizzi il lavoro che attualmente è affidato ai contoterzi.

“Nonostante gli importanti investimenti pubblici ricevuti negli anni, destinati a garantire il rilancio dell’azienda, Natuzzi sembra intenzionata a scaricare ancora una volta i costi della crisi sui lavoratori”, ha aggiunto Savino, evidenziando l’assenza di un piano a lungo termine che tuteli realmente l’occupazione.

Le reazioni e la mobilitazione

La notizia dei licenziamenti e della chiusura di stabilimenti ha scatenato una forte reazione da parte dei sindacati, che hanno già annunciato di essere pronti alla mobilitazione. “Se il piano non verrà ritirato, non esiteremo a intraprendere tutte le azioni necessarie per difendere i diritti dei lavoratori”, ha concluso Savino.

Redazione

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