L’ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti compie un nuovo passo avanti nel campo della gastroenterologia interventistica grazie all’introduzione della Z-POEM, una tecnica endoscopica mininvasiva per il trattamento del diverticolo di Zenker. La procedura consente di affrontare una patologia che può compromettere in modo significativo la deglutizione senza ricorrere a incisioni esterne e con tempi di ripresa generalmente più brevi rispetto alla chirurgia tradizionale.
L’innovazione arriva dall’Unità operativa complessa di Endoscopia Digestiva Diagnostica e Interventistica del presidio ospedaliero pugliese, dove questa metodica permette di offrire ai pazienti una soluzione meno invasiva per un disturbo che può incidere profondamente sulla vita quotidiana.
Il diverticolo di Zenker e i problemi legati alla deglutizione
Il diverticolo di Zenker è una condizione che interessa soprattutto la popolazione adulta e consiste nella formazione di una piccola sacca nella zona iniziale dell’esofago. Con il passare del tempo, questa alterazione anatomica può ostacolare il normale transito di alimenti e liquidi verso lo stomaco.
Nei casi più complessi la patologia può arrivare a rendere difficoltosa, e talvolta impossibile, la normale alimentazione, provocando una serie di sintomi che influenzano negativamente il benessere dei pazienti. Tra i disturbi più frequenti si registrano difficoltà nella deglutizione, rigurgiti, tosse persistente durante o dopo i pasti e episodi di soffocamento.
Questi problemi possono portare a una riduzione della qualità della vita, rendendo necessario un trattamento efficace per ripristinare il corretto funzionamento dell’apparato digerente.
Come viene eseguita la procedura Z-POEM
La nuova tecnica adottata dal Miulli permette di intervenire direttamente sulla causa dell’ostruzione attraverso un approccio completamente endoscopico. Il medico utilizza un endoscopio inserito dalla bocca per raggiungere il diverticolo e procedere al trattamento senza effettuare tagli chirurgici sulla superficie esterna del corpo.
Durante la procedura vengono sezionate le fibre muscolari responsabili del blocco del passaggio degli alimenti. Questo consente di ristabilire una corretta comunicazione tra esofago e diverticolo, migliorando il transito del cibo. Al termine dell’intervento, la parete esofagea viene richiusa attraverso specifiche clip endoscopiche.
Secondo quanto spiegato dal dottor Francesco Decembrino, direttore della U.O.C. di Endoscopia Digestiva Diagnostica e Interventistica, la Z-POEM rappresenta un’alternativa alla chirurgia classica grazie al suo carattere meno invasivo.
La procedura viene effettuata con il supporto dell’assistenza anestesiologica, presenta tempi contenuti e permette nella maggior parte dei casi una ripresa anticipata dell’alimentazione e un recupero più veloce. Il risultato è legato anche all’esperienza acquisita dall’équipe del Miulli nelle procedure endoscopiche avanzate, con il contributo della dottoressa Bianca Maria Quarta Colosso.
L’esperienza dell’Endoscopia digestiva del Miulli
L’introduzione della Z-POEM si inserisce in un percorso di crescita dell’Endoscopia Digestiva dell’ospedale Miulli, una struttura che ogni anno realizza oltre 5.000 esami e interventi. L’attività comprende più di 700 procedure complesse dedicate a fegato, vie biliari e pancreas, oltre a numerosi trattamenti ad alta specializzazione per la rimozione di lesioni e la gestione di patologie digestive senza ricorrere alla chirurgia aperta.
Il reparto è stato inoltre riconosciuto a livello nazionale per la qualità delle prestazioni offerte, grazie alla certificazione ottenuta dalla KIWA-CERMET secondo gli standard indicati dalla SIED, la Società Italiana di Endoscopia Digestiva.
Negli ultimi anni l’endoscopia digestiva ha modificato profondamente l’approccio alla cura delle malattie dell’apparato digerente. L’evoluzione tecnologica ha reso possibile il trattamento di numerose patologie attraverso tecniche sempre meno invasive, riducendo il ricorso agli interventi chirurgici tradizionali.
Questo progresso è il risultato della collaborazione tra diverse figure specialistiche, tra cui gastroenterologi, chirurghi, anestesisti e radiologi, che lavorano insieme per individuare il percorso terapeutico più adatto alle esigenze di ogni paziente.
Le nuove procedure endoscopiche rappresentano quindi uno strumento fondamentale per garantire cure più precise, minori disagi e una migliore qualità del recupero dopo il trattamento.
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