Una protesta pacifica ha riunito, nel pomeriggio, numerosi cittadini del Bangladesh in piazza Umberto a Bari. L’obiettivo dell’iniziativa è stato duplice: esprimere gratitudine verso la città che li ha accolti e al contempo denunciare la crescente insicurezza causata da episodi di micro criminalità, in particolare nelle ore serali e notturne.
La comunità bangladese, numerosa e fortemente integrata nel tessuto economico locale, ha messo in luce una condizione di esasperazione dovuta ai ripetuti episodi di furti, estorsioni e aggressioni che si verificherebbero soprattutto al termine della giornata lavorativa. La zona centrale della città, in particolare le piazze Umberto, Moro e Cesare Battisti, sarebbe teatro di scontri e violenze tra gruppi di cittadini stranieri, aumentando il senso di insicurezza tra i lavoratori.
Il presidente della comunità del Bangladesh in Puglia, Abdul Kader, ha sottolineato l’urgenza di un confronto istituzionale, chiedendo l’apertura di un tavolo di discussione sulle problematiche legate alla micro criminalità. La richiesta è indirizzata alle autorità locali, con l’auspicio che si possano attuare misure concrete per garantire la sicurezza dei cittadini stranieri che vivono e lavorano onestamente nella città.
Particolarmente esposti ai rischi sono i lavoratori del settore della ristorazione, che spesso si trovano a rientrare a casa tardi la sera, percorrendo tragitti isolati e poco controllati. Secondo i promotori del sit-in, proprio durante questi momenti si registrerebbero le aggressioni più frequenti, minando la serenità di chi ogni giorno contribuisce all’economia cittadina con il proprio lavoro.
Il malcontento è tale che si profila l’ipotesi di uno sciopero generale dei lavoratori bangladesi impiegati nella ristorazione. Abdul Kader ha infatti annunciato che, in assenza di misure concrete, i membri della comunità potrebbero decidere di fermare le attività lavorative, mettendo temporaneamente in difficoltà uno dei settori più vitali della città.
La manifestazione di oggi rappresenta un segnale chiaro e deciso di partecipazione civile, ma anche un appello urgente alle istituzioni per la tutela di una comunità laboriosa, che chiede soltanto di vivere e lavorare in sicurezza.
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