In un episodio che ha sollevato interrogativi sulla sicurezza e sull’interazione tra cittadini e criminalità organizzata, il Ministero dell’Interno ha deciso di inviare ispettori presso la Prefettura di Bari. Questa decisione arriva in seguito alla scoperta di un caso risalente al 2018, in cui una funzionaria dell’ente ha cercato il recupero di un’auto rubata tramite canali inquietanti, pagando la somma di 700 euro per il suo ritorno. La vicenda, emergente dagli atti d’indagine della Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Bari nell’ambito dell’inchiesta “Codice Interno”, mette in luce la disperazione di chi è stato vittima di un furto e le lunghezze estreme a cui alcuni sono disposti ad andare per recuperare ciò che è stato perso.
Il caso è venuto alla luce attraverso l’indagine “Codice Interno”, che ha esposto come la funzionaria abbia interagito con Gaetano Scolletta, identificato come il “contabile” di Tommy Parisi, figlio del noto boss Savino. Il contatto tra la donna e Scolletta è stato stabilito con lo scopo di recuperare l’auto rubata, una Lancia Musa, per la quale è stata pagata la somma di 700 euro. Interessante è il metodo suggerito per il recupero del veicolo: dopo aver inviato a Scolletta il numero di targa, alla donna è stato consigliato di fare una denuncia ai Carabinieri per il furto e, successivamente, di segnalare anonimamente una “macchina sospetta” per simulare il ritrovamento del veicolo.
Questo insieme di azioni solleva questioni non solo sul furto di veicoli ma anche sulle complesse interazioni tra cittadini, criminalità organizzata e forze dell’ordine. Il Ministero dell’Interno, rispondendo con l’invio di ispettori a Bari, mostra un’intenzione chiara di indagare a fondo la vicenda, sottolineando l’importanza di mantenere integri i principi di legalità e sicurezza pubblica.
Seguici su
Aggiungi baritomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.