Giovanni XXIII: realtà virtuale come alleato nelle cure per persone con autismo

Un approccio innovativo al Giovanni XXIII di Bari combina sedazione digitale e ambienti immersivi per facilitare procedure mediche nei pazienti con disturbi dello spettro autistico

Al Giovanni XXIII di Bari, un giovane paziente con disturbo dello spettro autistico ha potuto affrontare esami complessi grazie all’uso della realtà virtuale integrata a un percorso di sedazione digitale. L’iniziativa ha permesso di eseguire procedure odontoiatriche e gastroenterologiche, compresi prelievo ematico ed elettrocardiogramma, in un contesto protetto e rassicurante.

Come funziona la sedazione digitale
La tecnica si basa sull’utilizzo di visori di realtà virtuale, personalizzati in base agli interessi del paziente, che creano una “bolla sensoriale” in grado di distrarre e rilassare il bambino. Il percorso integra sedazione farmacologica blanda per via orale, ipnosi clinica e tecniche di desensibilizzazione graduale. In ogni fase, la presenza della famiglia è fondamentale per ridurre ansia e stress, permettendo al paziente di muoversi liberamente inizialmente e di familiarizzare con l’ambiente.

Durante la procedura, il padre del ragazzo ha mantenuto un contatto costante, fornendo supporto emotivo mentre il team sanitario guidato dalla dottoressa Gerolmina Calabrese eseguiva gli esami con successo. L’approccio ha dimostrato come la combinazione di supporto familiare, tecnologia immersiva e sedazione leggera possa aumentare la compliance anche nei pazienti più sensibili agli stimoli medici.

Tecnologie immersive per ridurre ansia e dolore
La sedazione digitale rappresenta un approccio innovativo non farmacologico che utilizza contenuti interattivi multisensoriali per distrarre i pazienti dal dolore e dall’ansia. Come spiega la dottoressa Maria Luigia Lasorella, anestesista e rianimatrice pediatrica, i visori VR creano un coinvolgimento cognitivo superiore rispetto a strumenti tradizionali come tablet o televisione. Questa metodologia, combinata a interventi di terapia cognitivo-comportamentale, è particolarmente efficace nei bambini con anticipazione d’ansia marcata.

Il progetto è stato reso possibile grazie all’iniziativa “Binario 9 e 3/4”, finanziata dalla Fondazione Megamark, che ha permesso l’acquisto dei visori e la costituzione di un team multidisciplinare comprendente anestesisti, psicologi, educatori e infermieri. Il sostegno del professor Marco Ranieri e della direzione strategica del Policlinico ha favorito lo sviluppo di modelli innovativi di umanizzazione delle cure per i pazienti più fragili.

Il progetto DAMA: modelli sanitari inclusivi
Questa esperienza rientra nel progetto DAMA (Assistenza Medica Avanzata per persone con Disabilità), che mira a costruire percorsi sanitari dedicati per bambini e adulti con disabilità. Il direttore sanitario Danny Sivo sottolinea come la formazione degli operatori sia essenziale: oltre alle competenze cliniche, servono capacità di accoglienza, relazione e lavoro multidisciplinare.

Il modello DAMA permette di concentrare più prestazioni specialistiche in un unico accesso, riducendo stress, tempi di attesa e difficoltà organizzative per le famiglie. Secondo il direttore generale Antonio Sanguedolce, l’integrazione tra competenze sanitarie, organizzazione multidisciplinare e tecnologie immersive consente oggi di offrire percorsi assistenziali più appropriati, sostenibili e inclusivi.

Redazione

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