Docente arrestato in Kuwait: il caso Shihab-Eldin scuote l’Università di Bari

L’ateneo pugliese interviene ufficialmente chiedendo il rilascio del giornalista, mentre emergono dubbi sulle accuse legate alla libertà di espressione

La vicenda del giornalista e docente universitario Ahmed Shihab-Eldin ha sollevato una crescente attenzione a livello accademico e politico, dopo che l’Università degli Studi di Bari ha espresso pubblicamente la propria posizione. L’ateneo ha ribadito con forza la necessità di garantire il rispetto dei diritti fondamentali, richiamando i principi sanciti dall’articolo 19 del Patto internazionale sui diritti civili e politici delle Nazioni Unite, che tutela la libertà di espressione.

Secondo quanto dichiarato ufficialmente, l’università pugliese ha sottolineato che ogni persona sottoposta a procedimento penale deve poter comparire rapidamente davanti a un’autorità giudiziaria indipendente. Inoltre, viene evidenziato il diritto a un processo equo e a tempi ragionevoli per la verifica delle accuse. In questo contesto, l’istituzione accademica ha espresso l’auspicio che la situazione del docente venga chiarita in tempi brevi e nel pieno rispetto delle garanzie legali.

Ahmed Shihab-Eldin, giornalista e documentarista con collaborazioni internazionali di rilievo – tra cui New York Times, BBC e Al Jazeera – è attualmente impegnato anche nel mondo accademico italiano. Presso l’Università di Bari insegna comunicazione e storytelling all’interno del corso di Decision Science. Il suo profilo professionale, caratterizzato da una lunga esperienza nel giornalismo internazionale, rende il caso particolarmente rilevante anche fuori dai confini italiani.

La detenzione del docente risale al 3 marzo, quando si trovava in Kuwait, suo Paese d’origine, per motivi familiari. Da allora, è trattenuto con accuse che includerebbero la diffusione di contenuti ritenuti dannosi online e presunti rischi per la sicurezza nazionale. Tuttavia, secondo alcune ricostruzioni politiche, la situazione avrebbe contorni diversi. Il segretario nazionale di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, ha infatti sostenuto che l’origine delle accuse potrebbe essere legata a un semplice commento pubblicato sui social media, relativo a una fotografia della guerra in Iran.

Sempre secondo questa interpretazione, le contestazioni rivolte al giornalista sarebbero da considerare “pretestuose”, con l’obiettivo di limitare il dissenso e il lavoro dei professionisti dell’informazione. Si tratta di una posizione che contribuisce ad alimentare il dibattito sulla tutela della libertà di stampa e di opinione in contesti internazionali complessi.

Parallelamente, l’Università di Bari ha espresso solidarietà ufficiale nei confronti del proprio docente, sottolineando come il diritto a non subire persecuzioni per le proprie opinioni rappresenti un pilastro fondamentale delle società democratiche. L’istituzione ha inoltre avanzato una richiesta esplicita per il rilascio immediato di Shihab-Eldin, confidando in una risoluzione rapida e trasparente della vicenda.

Il caso si inserisce in un quadro più ampio che riguarda la condizione dei giornalisti e degli operatori dell’informazione a livello globale. Le accuse mosse nei confronti del docente, unite alla durata della detenzione, pongono interrogativi sulla proporzionalità delle misure adottate e sul rispetto delle normative internazionali.

In attesa di ulteriori sviluppi, la comunità accademica e politica continua a monitorare la situazione. La richiesta principale resta quella di garantire un processo equo e il pieno rispetto dei diritti umani, elementi considerati imprescindibili per una corretta amministrazione della giustizia.

Redazione

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