La gestione dei finanziamenti destinati alle imprese culturali in Puglia è al centro di una controversia che coinvolge alcune realtà teatrali del territorio. Compagnia Licia Lanera, Principio Attivo Teatro, TerramMare e Teatro delle Forche hanno formalizzato una richiesta di revisione del sistema regionale, ritenuto privo di una visione strategica e caratterizzato da tempistiche giudicate inadeguate. Secondo gli operatori, la mancata puntualità nell’erogazione delle risorse avrebbe generato una pressione economica significativa, costringendo molte realtà a operare in condizioni di precarietà finanziaria.
Il nodo principale riguarda il meccanismo di assegnazione dei contributi relativi al triennio 2025-2027. Le imprese segnalano che il bando pubblico, atteso come occasione di rilancio dopo il periodo post-pandemico, è stato pubblicato soltanto nell’ottobre 2025, quando l’annualità risultava già conclusa. Questo ha comportato la richiesta di documentazione complessa, tra cui progetti artistici triennali, cronoprogrammi e piani finanziari preventivi, già trasmessi al Ministero della Cultura nell’ambito del Fondo nazionale per lo spettacolo dal vivo.
Le criticità, tuttavia, non si limitano alle tempistiche. Le quattro compagnie evidenziano che i criteri di valutazione adottati dalla Regione avrebbero privilegiato un parametro non esplicitato nel bando, ovvero la quota di contributo regionale indicata nei preventivi ministeriali. Tale elemento, definito autonomamente mesi prima dalle stesse imprese, avrebbe inciso in modo determinante sull’assegnazione delle risorse, riducendo il peso di fattori come la qualità artistica e la storicità delle attività svolte.
A seguito della comunicazione ufficiale dei contributi, avvenuta tramite Pec a fine dicembre 2025, sono emerse significative disparità tra le imprese beneficiarie, con alcune realtà che avrebbero ottenuto finanziamenti sensibilmente più elevati rispetto ad altre. In particolare, secondo i firmatari della lettera, sarebbero state penalizzate le attività radicate sul territorio, spesso escluse dai finanziamenti ministeriali ma considerate centrali per gli obiettivi regionali.
Il tentativo di chiarimento avvenuto nel marzo successivo non ha prodotto modifiche sostanziali né risposte ritenute soddisfacenti. La questione è quindi approdata davanti al Tribunale amministrativo regionale di Lecce. Il 24 marzo, il Tar ha respinto la richiesta di revisione del bando, rinviando però la decisione definitiva a gennaio 2027, quando verrà valutata l’eventuale richiesta di risarcimento avanzata dalle quattro compagnie. Nel frattempo, le stesse stanno valutando la possibilità di presentare ricorso al Consiglio di Stato.
Oltre agli aspetti tecnici, la vicenda ha avuto ripercussioni sul tessuto culturale locale. Secondo i promotori dell’iniziativa, la gestione delle risorse pubbliche destinate alla cultura dovrebbe rispondere a criteri di equità e responsabilità, poiché incide direttamente sulla vitalità delle comunità. La chiusura di spazi teatrali, soprattutto nei piccoli centri, viene indicata come una conseguenza concreta di politiche ritenute inefficaci.
La situazione ha inoltre evidenziato una frattura interna al settore, con una perdita di fiducia nei confronti degli organismi di rappresentanza. Il rischio segnalato è quello di un sistema che tutela solo una parte degli operatori, lasciando indietro le realtà più fragili, con effetti negativi sull’intero comparto.
Nel frattempo, la Regione Puglia ha attivato la piattaforma per la rendicontazione relativa al 2025, ma secondo le compagnie resta un clima di insoddisfazione. Da un lato viene sottolineata l’assenza di un intervento politico incisivo, dall’altro emerge la difficoltà del settore nel mantenere coesione in una fase particolarmente delicata.
Le quattro imprese si sono rivolte direttamente al presidente Antonio Decaro e all’assessora alla Cultura Silvia Miglietta, proponendo una revisione complessiva del sistema. Tra le richieste principali figurano una redistribuzione più equilibrata delle risorse, una valutazione concreta della qualità e quantità del lavoro svolto, il sostegno all’occupazione locale e l’investimento nella formazione professionale.
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