Casillo punta sui mulini Barilla di Altamura e Castelplanio

Il gruppo pugliese presenta un’offerta per rilevare due impianti strategici e rafforzare la propria presenza nella filiera del grano duro

Il gruppo Casillo ha formalizzato un’offerta per l’acquisizione dei mulini Barilla situati ad Altamura, in provincia di Bari, e Castelplanio, nelle Marche. L’operazione si inserisce nel quadro della nuova strategia industriale annunciata dal gruppo alimentare parmense, che prevede un importante investimento sul territorio pugliese con la creazione di un polo integrato della pasta nello stabilimento di Foggia.

La società pugliese ha comunicato che Casillo Spa, controllata dal gruppo Casillo Partecipazioni, ha avviato una trattativa avanzata con Barilla per rilevare i due impianti produttivi. Il progetto, ancora soggetto alla definizione degli accordi definitivi e agli adempimenti previsti dalla normativa, comprende anche il confronto con le organizzazioni sindacali coinvolte.

L’interesse per i due stabilimenti nasce dalla volontà di Casillo di ampliare e consolidare la propria rete industriale nel settore della trasformazione del grano duro, valorizzando due realtà considerate strategiche per i rispettivi territori.

Un progetto industriale legato alla filiera agricola

Secondo quanto dichiarato dal gruppo Casillo, l’acquisizione dei mulini di Altamura e Castelplanio rappresenta un piano di sviluppo industriale di lungo periodo, con l’obiettivo di rafforzare il rapporto tra industria molitoria e filiere agricole locali.

Il sito di Altamura si trova in una delle aree italiane più importanti per la produzione di grano duro, mentre lo stabilimento marchigiano di Castelplanio ricopre un ruolo significativo nella lavorazione dei cereali provenienti da diverse regioni del Centro Italia, tra cui Marche, Toscana, Umbria e Lazio.

Per Casillo, l’integrazione dei due impianti nella propria struttura produttiva permetterebbe di rafforzare il presidio territoriale e creare nuove sinergie con gli agricoltori e gli operatori della filiera cerealicola. L’operazione viene quindi presentata come un investimento finalizzato alla continuità produttiva e alla crescita delle attività industriali.

L’accordo nel contesto del piano Barilla per Foggia

La proposta avanzata da Casillo si collega al piano annunciato da Barilla per il Mezzogiorno, che prevede un investimento da 100 milioni di euro nello stabilimento di Foggia tra il 2028 e il 2030.

Il progetto del gruppo emiliano punta alla realizzazione di un polo integrato dedicato alla pasta, con una riorganizzazione di alcune attività produttive e il coinvolgimento di partner industriali per alcuni siti. Nell’ambito di questa strategia, Barilla aveva indicato la possibilità di una nuova configurazione della propria rete produttiva, mantenendo comunque le forniture attraverso accordi pluriennali.

L’eventuale ingresso di Casillo nella gestione dei mulini di Altamura e Castelplanio si inserirebbe dunque in questo processo di ridefinizione industriale, mantenendo un collegamento operativo con Barilla anche nella fase successiva all’eventuale acquisizione.

Un rapporto storico tra Casillo e Barilla

L’operazione si basa anche su una collaborazione consolidata tra le due aziende. Casillo e Barilla lavorano insieme da oltre sessant’anni nel settore cerealicolo, un rapporto che secondo il gruppo pugliese rappresenta una base importante per affrontare il nuovo progetto.

Francesco Casillo, amministratore delegato di Casillo Spa Società Benefit, ha sottolineato che l’offerta nasce dalla volontà di garantire continuità agli stabilimenti e valorizzare le competenze presenti al loro interno.

“Affrontiamo il progetto con la ferma volontà di dare continuità industriale ai due siti e con una visione di lungo periodo, nella quale le competenze delle persone e il legame con i territori sono un valore centrale da sviluppare”, ha dichiarato Casillo.

La possibile acquisizione dei due mulini rappresenterebbe quindi un passaggio rilevante per il gruppo pugliese, che punta a rafforzare il proprio ruolo nella filiera del grano duro italiano attraverso una maggiore integrazione produttiva e una presenza più capillare sul territorio nazionale.

Redazione

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