La bandiera dell’Ucraina è stata esposta sulla facciata di Palazzo della Città a Bari in occasione del 35esimo anniversario dell’indipendenza del Paese dall’Unione Sovietica, ricorrenza celebrata nel 1991.
L’iniziativa è stata promossa dall’amministrazione comunale dopo la richiesta del Consolato Generale di Ucraina a Napoli e rappresenta un gesto simbolico di vicinanza e solidarietà nei confronti della popolazione ucraina.
Un messaggio di solidarietà dalla città
Con l’esposizione della bandiera, Bari ha voluto confermare il proprio sostegno a un popolo coinvolto da anni nel conflitto con la Russia.
Il sindaco Vito Leccese ha sottolineato il valore dell’iniziativa, definendola un segnale di vicinanza verso una comunità che continua a vivere le conseguenze della guerra.
“Il nostro vuol essere un gesto di vicinanza e solidarietà verso un popolo che da oltre quattro anni vive il dramma di una guerra di occupazione sanguinosa”, ha dichiarato il primo cittadino.
Secondo Leccese, il conflitto ha provocato sofferenze profonde, con particolare riferimento alle vittime civili, alle distruzioni e alle difficoltà affrontate quotidianamente dalla popolazione.
L’appello alla pace
Nel suo intervento, il sindaco ha richiamato anche il valore della diplomazia e della speranza in un possibile percorso verso la fine delle ostilità.
“In questa ricorrenza, nonostante tutto, c’è ancora spazio per la speranza”, ha affermato Leccese, ricordando come i segnali provenienti dal fronte diplomatico possano rappresentare un’opportunità per costruire una soluzione al conflitto.
Per il sindaco, però, la pace non può essere intesa soltanto come assenza di combattimenti.
“La pace deve significare sicurezza, libertà, dignità e la possibilità per gli ucraini di tornare a vivere e a progettare il proprio futuro”, ha aggiunto.
Bari città del dialogo e dell’accoglienza
L’esposizione della bandiera si inserisce nel percorso di attenzione della città verso i temi della solidarietà internazionale e dell’accoglienza.
Leccese ha ribadito la volontà di Bari di continuare a rappresentare un luogo di dialogo, auspicando che il confronto diplomatico possa prevalere sulla violenza.
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