Bari: Antonella Rinella assolte dalle accuse legate alla Fondazione Petruzzelli

Il Tribunale di Bari esclude ogni responsabilità penale per l’ex capo di gabinetto del Comune: il fatto non costituisce reato e non ci sono prove di peculato o riciclaggio

Il Tribunale di Bari ha disposto l’assoluzione piena di Antonella Rinella, ex capo di gabinetto del Comune di Bari, dalle accuse di peculato e riciclaggio nell’ambito dell’inchiesta legata alla gestione della Fondazione Petruzzelli. La decisione dei giudici ha chiuso un procedimento che si riferiva a fatti contestati tra il 2010 e il 2015, segnando un punto fermo sul piano giudiziario: per il collegio, infatti, il fatto non costituisce reato in relazione al riciclaggio e non vi è prova della commissione del peculato.

La vicenda si inserisce in un’indagine più ampia sulle presunte irregolarità nella gestione economica del teatro lirico-sinfonico barese. Secondo l’impostazione accusatoria iniziale, Rinella avrebbe beneficiato insieme al marito, l’ex direttore amministrativo della Fondazione Vito Longo, di somme di denaro provenienti da presunte distrazioni dalle casse dell’ente. Tali risorse sarebbero state utilizzate per spese di natura personale, tra cui cosmetici, profumi, vini e alcolici, ma formalmente giustificate come forniture destinate all’attività istituzionale.

Tuttavia, il Tribunale ha escluso che l’ex funzionaria abbia avuto un ruolo attivo nella sottrazione delle somme o nella loro eventuale reimmissione nei circuiti finanziari. In particolare, è stato ritenuto non dimostrato il collegamento tra i flussi di denaro contestati e eventuali condotte illecite riconducibili all’imputata, smontando così l’impianto accusatorio relativo al presunto riciclaggio.

Un ulteriore punto centrale della vicenda riguarda i movimenti bancari contestati. A Rinella era stato attribuito il presunto trasferimento sul proprio conto corrente di circa 135mila euro tra il 2011 e il 2015, somme che secondo la Procura sarebbero state collegate a utilità derivanti da attività corruttive. Anche su questo aspetto, i giudici hanno escluso la configurabilità del reato, ritenendo non provata la provenienza illecita delle somme e la consapevolezza dell’imputata rispetto alla loro origine.

Nel corso del procedimento, la pubblica accusa aveva richiesto per Rinella una condanna a tre anni e sei mesi di reclusione, sostenendo la sua partecipazione indiretta al sistema di indebite erogazioni. L’impianto accusatorio, però, non ha retto alla valutazione del Tribunale, che ha disposto l’assoluzione con formule ampie.

Diversa la posizione dell’ex direttore amministrativo Vito Longo, già definita anni prima con un patteggiamento a tre anni e nove mesi di reclusione, oltre al risarcimento di oltre un milione di euro in favore della Fondazione Petruzzelli. A suo carico erano state contestate presunte tangenti legate all’assegnazione di appalti e l’appropriazione indebita di circa 100mila euro appartenenti all’ente lirico.

La sentenza del Tribunale di Bari rappresenta dunque una distinzione netta tra le posizioni dei due imputati, separando le responsabilità già definite in sede di patteggiamento da quelle oggi definitivamente escluse per Rinella. L’imputata è stata difesa dall’avvocato Michele Laforgia, che ha sempre sostenuto l’assenza di elementi concreti a supporto delle accuse.

Il verdetto chiude così una vicenda giudiziaria complessa, riportando l’attenzione sulla necessità di una prova rigorosa nei procedimenti per reati contro la pubblica amministrazione e nella gestione di fondi di enti culturali.

Redazione

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