La provincia di Bari perde lo status di “zona indenne” dalla tubercolosi bovina complessa (Mtbc) e scattano nuove misure sanitarie che coinvolgono oltre 60mila capi. Gli allevatori dovranno adottare sistemi di identificazione obbligatori, tra cui marca auricolare e bolo endoruminale elettronico, con costi che Coldiretti Puglia definisce “insostenibili” per molte aziende del territorio.
La decisione è arrivata dopo cinque focolai registrati tra il 2025 e l’inizio del 2026: due a Noci, uno a Santeramo, uno a Bitonto e uno a Putignano. Nonostante il numero limitato rispetto ai circa 1.070 allevamenti presenti nella provincia, sono scattati i protocolli previsti dalla normativa sanitaria.
Le nuove disposizioni prevedono controlli diagnostici su tutti i bovini oltre le sei settimane di età e verifiche obbligatorie prima di ogni movimentazione per pascolo o transumanza. Il timore del settore è che, senza miglioramenti entro il 31 dicembre 2026, la provincia possa perdere definitivamente il riconoscimento sanitario.
La situazione è stata discussa in un tavolo regionale con gli assessori Donato Pentassuglia e Francesco Paolicelli, insieme ai vertici della sanità animale e alle organizzazioni agricole. Coldiretti ha chiesto una fase iniziale più flessibile e maggiori controlli sulle movimentazioni degli animali, sospettate di essere all’origine del contagio.
La Regione valuta possibili aiuti economici per sostenere l’acquisto dei dispositivi identificativi, ma resta forte la preoccupazione per le conseguenze economiche sul comparto bovino pugliese.
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