Le liste d’attesa continuano a rappresentare una delle principali criticità della sanità italiana. A Bari, il presidente dell’Ordine dei medici e della Fnomceo, Filippo Anelli, ha richiamato l’attenzione sui dati che fotografano un sistema sotto pressione e sul crescente ricorso dei cittadini alle strutture private.
Secondo una recente indagine commissionata dalla Fnomceo all’Istituto Piepoli, il tempo medio dichiarato per ottenere una prestazione sanitaria è di 2,3 mesi. Tra coloro che hanno avuto bisogno di una prestazione, il 41% si è rivolto a una struttura privata pagando direttamente, mentre il 32% ha ottenuto la prestazione tramite il Servizio sanitario nazionale nei tempi previsti. Un ulteriore 27% ha utilizzato il sistema pubblico, ma con attese considerate troppo lunghe. Il 13% ha fatto ricorso all’intramoenia.
Per Anelli, il dato più significativo non riguarda soltanto l’aumento della spesa privata, ma soprattutto la perdita di centralità del Servizio sanitario nazionale nelle scelte dei cittadini. Chi dispone delle risorse economiche può ricorrere al privato per ridurre i tempi, mentre chi non può permetterselo rischia di attendere a lungo o di rinunciare alle cure.
Tra gli aspetti da rivedere c’è anche la gestione delle visite specialistiche. L’affidamento diretto allo specialista può semplificare il percorso del paziente, ma un utilizzo troppo esteso rischia di ridurre la disponibilità per le prime visite e, di conseguenza, aumentare ulteriormente le attese. La presa in carico specialistica dovrebbe essere riservata alle situazioni che ne richiedono effettivamente l’intervento, evitando di trasferire automaticamente la gestione delle patologie croniche dal medico di famiglia allo specialista.
Attenzione anche ai limiti temporali legati alla validità delle ricette. Pur essendo stati introdotti per correggere alcune anomalie, secondo l’Ordine dei medici potrebbero rendere più rigido il sistema, aumentando gli adempimenti per i medici di famiglia e creando ulteriori ostacoli per i pazienti.
Il problema, però, non può essere affrontato soltanto attraverso modifiche organizzative. L’invecchiamento della popolazione e la crescita delle patologie croniche sono destinati ad aumentare la domanda di prestazioni sanitarie, rendendo necessario un rafforzamento strutturale del sistema.
Per questo l’Ordine dei medici richiama la necessità di un piano nazionale a sostegno della professione, con maggiori risorse e un numero più elevato di professionisti. L’obiettivo è evitare che il peso delle liste d’attesa ricada ulteriormente su medici già sottoposti a forti pressioni lavorative.
Anelli ha inoltre sollecitato un confronto tra governo e Regioni, da avviare in Conferenza Stato-Regioni, per individuare interventi condivisi. L’Ordine dei medici di Bari ha confermato la propria disponibilità a contribuire al confronto istituzionale, chiedendo che il ruolo dei medici e degli altri professionisti sanitari venga valorizzato nella definizione delle strategie contro le liste d’attesa.
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