Brovedani di Bari, cresce l’allarme sul futuro dello stabilimento

Sindacati in stato di agitazione dopo la chiusura dei cancelli e il trasferimento di materiale produttivo: chiesto un confronto urgente con l’azienda e le istituzioni per tutelare occupazione e continuità industriale

La situazione nello stabilimento Brovedani di Bari continua a generare forte preoccupazione tra i lavoratori e le organizzazioni sindacali. Fim Cisl e Fiom Cgil hanno proclamato lo stato di agitazione dopo una serie di episodi che hanno alimentato i timori sul futuro del sito produttivo pugliese, chiedendo all’azienda un chiarimento immediato sulle prospettive industriali e occupazionali.

La tensione è aumentata dopo la decisione di impedire l’accesso regolare allo stabilimento attraverso la chiusura dei cancelli con delle catene. Il provvedimento ha provocato la reazione dei dipendenti, che si sono ritrovati davanti alla sede aziendale per manifestare la propria preoccupazione e chiedere risposte sul destino della struttura.

Secondo quanto riferito dalle rappresentanze sindacali, nella stessa giornata sarebbero state osservate operazioni di movimentazione e trasferimento di materiale considerato strategico per l’attività produttiva. In particolare, l’attenzione sarebbe stata rivolta allo spostamento di prodotti finiti già conformi alla vendita, una circostanza che ha sollevato interrogativi tra i lavoratori e le sigle sindacali.

Il nodo principale riguarda la continuità produttiva dello stabilimento barese, che opera con un unico committente e che da oltre due anni vede i propri dipendenti coinvolti in strumenti di ammortizzazione sociale. Per Fim e Fiom, l’eventuale riduzione degli ordini potrebbe aggravare ulteriormente una situazione occupazionale già complessa, soprattutto considerando l’avvicinarsi della scadenza degli attuali strumenti di sostegno al reddito.

Dopo alcuni tentativi di contatto con la direzione aziendale, i sindacati hanno spiegato di aver avuto un confronto con l’amministratore delegato. Secondo la ricostruzione fornita dalle organizzazioni dei lavoratori, il trasferimento dei pezzi finiti sarebbe stato motivato dalla necessità di garantire al cliente alcune forniture già pronte, in un contesto nel quale lo stesso committente avrebbe manifestato dubbi rispetto alla prosecuzione degli ordinativi e delle commesse, comprese quelle già assegnate.

Le rappresentanze sindacali hanno però evidenziato la necessità di una maggiore trasparenza nei rapporti con l’azienda. Secondo Fim Cisl e Fiom Cgil, la mancata comunicazione preventiva alle Rsu e alle strutture territoriali rappresenta un elemento particolarmente critico, considerando il percorso di confronto avviato da tempo sulla situazione dello stabilimento.

Il caso Brovedani era già stato affrontato nell’ambito del tavolo Sepac della Regione Puglia, un percorso istituzionale dedicato al monitoraggio delle crisi aziendali e occupazionali. Le organizzazioni sindacali ricordano che il confronto con l’azienda era iniziato nel 2025 e che l’ultimo incontro si era svolto il 18 giugno scorso, senza però arrivare a una soluzione definitiva sulle prospettive del sito.

Nel frattempo, i sindacati hanno avanzato precise richieste alla proprietà. Tra queste figurano la rimozione delle catene dai cancelli dello stabilimento, la possibilità di verificare le attività in corso e la convocazione di un incontro dedicato al futuro industriale della sede di Bari.

Le organizzazioni dei lavoratori chiedono che lo stabilimento pugliese non venga penalizzato all’interno di eventuali processi di riorganizzazione del gruppo Brovedani, realtà presente anche in provincia di Pordenone, in Serbia e in Messico. L’obiettivo dichiarato è salvaguardare la produzione e garantire la permanenza dei posti di lavoro.

Un appello è stato inoltre rivolto alle istituzioni locali e regionali, chiamate dai sindacati a intervenire rapidamente per sostenere i lavoratori e favorire un confronto che possa evitare conseguenze irreversibili.

La mobilitazione resta quindi aperta. Fim, Fiom e le Rsu dello stabilimento hanno annunciato la volontà di mettere in campo tutte le iniziative ritenute necessarie per difendere la continuità produttiva e il futuro occupazionale delle persone coinvolte. Per i lavoratori e le loro famiglie, la priorità resta la salvaguardia del reddito, della stabilità e della dignità professionale.

Redazione

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