Un riconoscimento storico per la comunità scientifica barese. Il Dipartimento interuniversitario di Fisica (Dif) dell’Università degli Studi di Bari e del Politecnico di Bari è tra i vincitori del Breakthrough Prize in Fundamental Physics 2024, considerato l’Oscar della Scienza, con un premio collettivo da 3 milioni di dollari.
Il prestigioso riconoscimento è stato assegnato ai quattro principali esperimenti del Large Hadron Collider (Lhc) del Cern di Ginevra, uno dei più ambiziosi progetti di ricerca della fisica contemporanea. Si tratta di Atlas, Cms, Alice e Lhcb, quattro collaborazioni internazionali che riuniscono oltre 13.500 scienziati di 70 Paesi, impegnati nello studio delle interazioni fondamentali della materia.
Il ruolo di Bari nella ricerca mondiale
Il Dipartimento di Fisica di Uniba e Poliba, guidato dal professor Roberto Bellotti, ha avuto un ruolo chiave in tre dei quattro esperimenti premiati: Cms, Alice e Lhcb. Un contributo scientifico di alto livello, reso possibile anche grazie alla stretta collaborazione con la Sezione di Bari dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn).
Questa sinergia ha permesso a docenti, ricercatori e studenti delle università baresi di partecipare attivamente alla progettazione, realizzazione e analisi dei dati provenienti dagli esperimenti, contribuendo all’avanzamento della conoscenza nell’ambito della fisica delle particelle e delle forze fondamentali della natura.
“È un riconoscimento che premia anni di lavoro e impegno collettivo, ma anche la qualità della formazione e della ricerca che si svolge nel nostro territorio”, ha commentato il professor Bellotti.
Un premio dal valore simbolico e scientifico
Il Breakthrough Prize, fondato nel 2012 da imprenditori come Sergey Brin, Mark Zuckerberg e altri mecenati della Silicon Valley, è il premio scientifico più ricco al mondo, e viene assegnato per scoperte rivoluzionarie nei campi della fisica, matematica e scienze della vita.
Nel caso dell’edizione 2024, la giuria ha voluto celebrare l’enorme sforzo collaborativo degli esperimenti dell’Lhc, che hanno già portato nel 2012 alla scoperta del bosone di Higgs, e continuano oggi a esplorare le origini dell’universo e la struttura della materia.