Maurizio Pastore, è stato descritto come una persona “litigiosa e incline all’ira” nelle motivazioni del gip del tribunale di Bari, Giuseppe De Salvatore, che ha convalidato il fermo per l’omicidio di Amleto Magellano, il 39enne accoltellato mortalmente il 17 gennaio nel quartiere Carrassi.
Il provvedimento di fermo è stato eseguito il 22 gennaio dai carabinieri, a seguito delle indagini coordinate dalla Procura. Secondo quanto riportato, Magellano è stato colpito da diversi fendenti, uno dei quali ha perforato il cuore, provocandone la morte. L’aggressione è avvenuta intorno alle 17, all’incrocio tra via Montegrappa e via Baracca, mentre la vittima si trovava all’esterno di una sala giochi chiusa.
Il giudice ha evidenziato come la personalità di Pastore rappresenti un rischio concreto per la sicurezza pubblica, sostenendo che l’indagato potrebbe commettere nuovi atti di violenza. Il gip ha parlato esplicitamente di un comportamento “fortemente aggressivo e imprevedibile”, motivando così la necessità della misura cautelare.
Un elemento rilevante emerso dagli accertamenti riguarda un precedente episodio di violenza: la moglie della vittima ha riferito che, circa un anno fa, Pastore avrebbe aggredito Magellano utilizzando un martello. Anche in quell’occasione, alla base del gesto ci sarebbe stata una richiesta di denaro non andata a buon fine. Questo dato rafforza, secondo gli inquirenti, la tesi di un movente legato a questioni economiche irrisolte.
Oltre alla pericolosità sociale, il giudice ha valutato anche il rischio di fuga da parte dell’indagato, giustificando così la convalida del fermo in attesa di ulteriori sviluppi giudiziari. Il quadro accusatorio, ritenuto solido, è basato su testimonianze dirette e prove raccolte sul luogo dell’omicidio.
La Procura continua le indagini per chiarire nel dettaglio le dinamiche e verificare eventuali responsabilità pregresse, mentre si attendono gli esiti degli esami medico-legali e delle analisi tecniche condotte dagli investigatori.