L’autopsia sul corpo di Vincenza Saracino, la 50enne originaria di Molfetta trovata morta in un casolare abbandonato a San Vitale, Treviso, ha rivelato dettagli agghiaccianti. La donna è stata colpita con almeno due pugni al volto, provocandole la frattura di mandibola e zigomo, e successivamente accoltellata cinque volte sul lato sinistro del volto. Le ferite da coltello sono risultate più numerose rispetto a quanto inizialmente ipotizzato.
L’autopsia, condotta questa mattina, ha evidenziato segni di difesa sulle braccia, suggerendo che Vincenza abbia tentato di proteggersi dall’aggressore. La dinamica dell’aggressione fa pensare che la donna sia stata attirata in trappola nel casolare, forse da qualcuno che conosceva, mentre stava tornando a casa dal lavoro il pomeriggio del 2 luglio.
Le indagini sono in corso e, al momento, non ci sono indagati ufficiali. Tuttavia, gli investigatori sono sempre più convinti che si tratti di un femminicidio. L’attenzione si sta ora concentrando su una ristretta cerchia di clienti del sexy shop che Vincenza gestiva con il marito. Inizialmente, le indagini avevano preso in considerazione il marito, ma ora si stanno esaminando altre possibili piste.
I carabinieri hanno acquisito le immagini delle telecamere di sorveglianza di un ipermercato dove Vincenza era stata vista quel pomeriggio. Altri dettagli cruciali potrebbero emergere dall’analisi del suo smartphone, trovato insieme agli effetti personali della vittima.
Donna di Molfetta, trovata morta in casolare abbandonato in Veneto