Il Nodo ferroviario a nord di Bari, considerato un’infrastruttura strategica per potenziare la mobilità regionale, è stato incluso tra i progetti definanziati dal Cipess nella riunione del 29 novembre scorso. La decisione, come spiegato dal Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile, è stata presa a causa dei ritardi accumulati nella realizzazione dell’opera. A lanciare l’allarme sono la Cgil, la Filt Puglia e la Camera del Lavoro di Bari, che evidenziano le gravi conseguenze di questa scelta.
Il taglio dei fondi, pari a circa 700 milioni di euro, ha suscitato preoccupazioni per l’impatto che potrebbe avere sia sul miglioramento delle infrastrutture che sull’occupazione. La Regione Puglia aveva recentemente approvato una variante importante per il progetto, evidenziando il suo ruolo cruciale per la coesione territoriale e lo sviluppo del Mezzogiorno, anche nell’ambito degli obiettivi del Pnrr e dei fondi comunitari.
Il sindacato Cgil ha sottolineato come il definanziamento rischi di vanificare venti anni di lavoro e di compromettere un’opera fondamentale per la sostenibilità e l’efficienza del trasporto ferroviario nell’area metropolitana di Bari.
Le sigle sindacali hanno chiesto l’attivazione di una cabina di regia regionale per comprendere le cause della decisione e individuare possibili soluzioni alternative per garantire il finanziamento.