La carenza di medici di famiglia rappresenta una criticità crescente in Italia, con la Puglia tra le regioni più colpite. Secondo la Fondazione Gimbe, all’inizio del 2025 mancano circa 279 medici di medicina generale, mentre entro il 2028 altri 702 professionisti andranno in pensione, aggravando ulteriormente la situazione.
A livello nazionale, tra il 2019 e il 2024, il numero dei medici di base è diminuito di oltre 5.000 unità, rendendo sempre più difficile per i cittadini trovare assistenza. Questo fenomeno si intreccia con l’invecchiamento della popolazione, che comporta un aumento della domanda sanitaria.
In Puglia, il rapporto tra medici e pazienti supera i livelli considerati ottimali. L’Accordo Collettivo Nazionale indica come soglia ideale un medico ogni 1.200 assistiti, ma nella regione il dato medio è di 1.331 pazienti per medico. Inoltre, tra il 2019 e il 2024 si è registrato un calo del 23,6% dei medici di famiglia, tra i più alti in Italia.
Sul fronte del ricambio, nel 2025 si è registrato un numero di candidati superiore ai posti disponibili, anche in Puglia. Tuttavia, le nuove leve non saranno sufficienti a compensare i pensionamenti, anche a causa delle borse non assegnate e dell’abbandono del percorso formativo da parte di circa il 20% degli iscritti.
Per fronteggiare l’emergenza sono state adottate misure temporanee, come l’aumento dell’età pensionabile e l’incremento del numero massimo di assistiti per medico. Interventi che però non risolvono il problema alla radice.
Secondo l’analisi, è necessaria una riforma complessiva della medicina generale. Senza una strategia strutturale, il rischio è quello di un sistema sempre più in difficoltà, incapace di garantire un’assistenza adeguata sul territorio.