La crisi idrica in Italia ha raggiunto livelli allarmanti, con una riduzione delle risorse idriche rinnovabili del 51,5% rispetto alla media storica dal 1950. Questo grave problema interessa diverse regioni italiane, con la Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia tra le più colpite, registrando un tasso di stress idrico del 5% su una scala massima di 5.
Il Report della Community Valore Acqua
Un recente studio della Community Valore Acqua per l’Italia di The European House – Ambrosetti ha evidenziato la gravità della situazione. Oltre alle quattro regioni del Sud Italia, altre otto regioni sono classificate come ‘ad elevato stress idrico’: Campania, Lazio, Marche, Umbria, Toscana, Molise, Sardegna e Abruzzo. Lo studio prevede un ulteriore peggioramento entro il 2030, con incrementi dello stress idrico in Liguria (+8,7%), Friuli-Venezia Giulia (+6,1%) e Marche (+5,7%).
Un Anno Nero per l’Italia
Il 2022 è stato un anno particolarmente difficile per l’Italia, definito come un “anno nero” a causa di una crisi idrica senza precedenti. Le precipitazioni totali sono drasticamente diminuite, con un deficit del manto nevoso del 60% rispetto alla media del decennio 2010-2021. Solo il 13,5% delle piogge ha contribuito alla ricarica delle falde acquifere a causa delle elevate temperature. Questo fenomeno è particolarmente preoccupante, poiché si prevede una riduzione ulteriore delle risorse idriche rinnovabili del 40% entro il 2100, con picchi di riduzione del 90% nel mezzogiorno d’Italia.
Cause e Prospettive Future
Secondo il report, l’incremento delle temperature e l’impatto delle attività umane nel 2023 hanno esercitato una nuova pressione sulle risorse idriche. L’Italia è attualmente il quarto paese dell’Unione Europea per stress idrico, con un indice di 3,3 su 5. Solo Belgio (4,4), Grecia (4,3) e Spagna (3,9) presentano valori peggiori. Due settori, in particolare, sono gravemente colpiti dalla siccità e dal riscaldamento globale: l’agricoltura e l’idroelettrico.