Domani 5 settembre, il Consiglio comunale di Bari si riunirà nuovamente per eleggere il nuovo presidente, dopo la sospensione del 21 agosto scorso. La maggioranza, guidata dal sindaco Vito Leccese, pur contando su numeri significativi, non ha ancora trovato l’accordo necessario per completare la votazione.
Nonostante i ventotto consiglieri che supportano teoricamente la maggioranza, tra cui i 22 eletti con le liste a favore di Leccese, 4 ex sostenitori di Michele Laforgia e i due rappresentanti del Movimento 5 Stelle che offrono un appoggio esterno, l’elezione del presidente rimane incerta. L’attuale proposta punta su Romeo Ranieri, consigliere eletto con la lista “Con”, ma le frizioni interne continuano a rallentare il processo.
Nella precedente seduta del Consiglio, lo stallo era evidente: una votazione per rinviare l’elezione del presidente era passata con 19 voti favorevoli, 3 contrari e 10 astensioni, dimostrando un clima di tensione all’interno della maggioranza. Tra gli astenuti spiccavano nomi importanti del Partito Democratico, come Marco Bronzini e Michelangelo Cavone, oltre a tre consiglieri del gruppo “Decaro per Bari” e i due rappresentanti del M5S, Antonello delle Fontane e Italo Carelli. L’assenza di un accordo condiviso lascia presagire che anche nella sessione di domani non sarà facile trovare una soluzione.
Un ulteriore elemento di instabilità è rappresentato dalla questione legata alla revoca dell’incarico a Raffaele Diomede da parte del sindaco. Diomede, nominato assessore alla legalità, era stato al centro delle tensioni con il Movimento 5 Stelle, che aveva espresso il proprio disaccordo sulla sua nomina. Tuttavia, nonostante la revoca, la situazione interna al Movimento non sembra essersi risolta, e ciò aggiunge ulteriore incertezza al futuro assetto del Consiglio.
L’elezione del presidente richiede i due terzi dei voti dei consiglieri, una soglia alta che potrebbe rendere difficoltoso il raggiungimento di un consenso nelle prime tre votazioni. Qualora non si arrivasse a una decisione, si passerà al ballottaggio tra i due candidati più votati nella terza consultazione. Tuttavia, con le divisioni interne ancora presenti, è difficile prevedere una rapida risoluzione.