Puglia al terzo posto in Italia per reati ambientali: necessaria una lotta più efficace contro abusivismo e aggressione delle coste

La Puglia si colloca al terzo posto a livello nazionale per reati ambientali, con un preoccupante aumento degli illeciti nel ciclo dei rifiuti e nella pesca illegale. Legambiente sollecita l'adozione di misure urgenti per contrastare questi fenomeni

Nel 2023, la Puglia ha registrato oltre 3.000 reati ambientali, posizionandosi al terzo posto in Italia per numero di illeciti, secondo l’ultimo rapporto di Legambiente “Mare Monstrum”. La regione si trova dietro solo a Campania e Sicilia, con 3.016 reati accertati su un totale di 118.611 controlli effettuati. Questi dati evidenziano un aumento rispetto all’anno precedente, dimostrando la persistenza e l’aggravamento delle problematiche ambientali sul territorio pugliese.

Il ciclo illegale del cemento – che include abusivismo edilizio, occupazioni illecite del demanio marittimo e cave fuorilegge – rappresenta il settore più colpito dai reati ambientali, con 1.442 infrazioni accertate. La Puglia si distingue anche per il numero elevato di controlli effettuati (62.246) e sequestri eseguiti (368), posizionandosi al secondo posto nazionale dietro la Campania. Tuttavia, questo non è sufficiente a frenare l’espansione delle attività illecite.

L’abbandono e lo smaltimento illegale di rifiuti, gli scarichi in mare e le inefficienze nel sistema di depurazione contribuiscono significativamente alla situazione critica della Puglia. Con un aumento del 57,3% dei reati nel ciclo dei rifiuti rispetto al 2022, la regione si colloca nuovamente al secondo posto dietro la Campania, seguita da Calabria e Sicilia. In questo contesto, 881 reati sono stati accertati, con 994 persone denunciate e 15 arresti, dimostrando un’impennata di questi fenomeni dannosi per l’ambiente.

La pesca illegale rappresenta un altro settore di forte criticità, con la Puglia che si posiziona al secondo posto in Italia, dopo la Sicilia, con 1.264 infrazioni accertate. Questo fenomeno, diffuso soprattutto nelle regioni meridionali a tradizionale insediamento mafioso, sottolinea la necessità di interventi più incisivi per proteggere le risorse marine e costiere.

Legambiente, attraverso la presidente regionale Rita Salzedo, ha espresso la sua preoccupazione per la situazione, chiedendo misure urgenti e più efficaci per contrastare l’abusivismo e la gestione illecita delle coste. Salzedo ha sottolineato l’importanza di rafforzare le azioni di controllo e prevenzione, ma anche di promuovere una maggiore consapevolezza tra i cittadini e le istituzioni locali per preservare l’ambiente naturale della regione.

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