Periferie di Bari soffocate dai roghi: l’estate porta fumo e veleni

Da Japigia a Ceglie, passando per il San Nicola: la rabbia dei cittadini per gli incendi notturni che tornano puntuali ogni estate

Con l’arrivo dell’estate, le periferie baresi tornano a fare i conti con il dramma dei roghi. Una piaga tristemente ciclica, che accompagna la stagione calda con incendi spesso dolosi nelle aree rurali o incolte, dove accanto alle sterpaglie finiscono per bruciare anche rifiuti plastici e materiali tossici. Un fenomeno che causa disagi gravissimi per la salute e la qualità della vita, come testimoniano le segnalazioni in aumento da diverse zone della città.

Finestre chiuse anche con 30 gradi, condizionatori accesi tutta la notte per tentare di filtrare l’aria: questa la quotidianità imposta da fumo e miasmi a Japigia, al San Paolo, a Ceglie del Campo e persino nella zona dello stadio San Nicola. Lamentano i cittadini: “Ogni sera la stessa storia. Nessuno interviene, e noi siamo costretti a respirare veleno”.

Sui gruppi social dei comitati di quartiere, la rabbia è palpabile. “Puntuali come un orologio svizzero”, scrivono i residenti di Japigia mostrando l’immagine di una colonna di fumo scuro innalzarsi dai campi. “Ci stanno avvelenando per due soldi”, aggiunge un altro cittadino di Ceglie del Campo, denunciando la combustione illecita di rifiuti come plastica e pneumatici, spesso legata a pratiche abusive per lo smaltimento di scarti e rottami.

La situazione più recente si è verificata nella serata del 25 giugno nei pressi dello stadio San Nicola, dove un terreno ha preso fuoco per la seconda volta in poche settimane. Ma le segnalazioni si moltiplicano anche da San Paolo, Palese e Carbonara, a dimostrazione che il fenomeno è diffuso e strutturale, non limitato a un’area specifica.

I cittadini chiedono un intervento urgente da parte delle istituzioni, sia sul piano della prevenzione che su quello del controllo. Si invocano più pattugliamenti notturni, l’impiego di droni e fototrappole, oltre che una campagna straordinaria di bonifica delle aree a rischio, spesso ridotte a discariche abusive.

Finora, tuttavia, le risposte delle autorità locali appaiono insufficienti, con interventi spesso tardivi o limitati all’emergenza del momento. A farne le spese sono i residenti, esasperati e preoccupati per le conseguenze sanitarie di una prolungata esposizione a fumi tossici, che aggravano problemi respiratori e patologie pregresse.

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