Un acceso confronto tra ex compagni si è concluso a colpi di pistola con l’uomo colpito alla gamba. Il fatto è avvenuto nei pressi della stazione di servizio Eni adiacente all’aeroporto. A seguito dell’episodio, il Gip ha disposto gli arresti domiciliari per una donna, con l’aggravante dell’uso di arma da fuoco e l’accusa di tentato omicidio aggravato.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la vicenda affonda le sue radici nella recente e tormentata fine della relazione tra i due. La convivenza era terminata da poco, ma la donna non avrebbe accettato la rottura, mostrando particolare risentimento per il rifiuto dell’uomo di riconoscere il figlio concepito durante la relazione. Questo scenario avrebbe alimentato tensioni culminate nell’aggressione.
L’uomo si era recato presso l’abitazione dell’ex compagna per recuperare effetti personali, ma all’uscita dall’abitazione è scoppiata una violenta discussione. Secondo la versione ricostruita dall’autorità giudiziaria, mentre l’uomo si stava allontanando a piedi, la donna sarebbe rientrata in casa per uscirne poco dopo con una pistola. Ha quindi sparato un primo colpo, mancandolo, per poi inseguirlo a piedi e aprire nuovamente il fuoco. Il terzo proiettile lo ha raggiunto alla gamba destra, facendolo crollare a terra.
In un primo momento, l’uomo aveva tentato di depistare le indagini, raccontando di essere stato colpito da uno sconosciuto mentre faceva jogging. Tuttavia, le prove tecniche raccolte hanno rapidamente smentito questa versione. Gli investigatori hanno condotto test stub che hanno rivelato tracce di piombo, antimonio e bario sui polpastrelli e sul volto della donna, compatibili con lo sparo ravvicinato di un’arma da fuoco.
Le indagini sono state ulteriormente rafforzate grazie alle intercettazioni ambientali e telefoniche, che avrebbero messo in luce la consapevolezza della donna rispetto all’accaduto e il tentativo di occultare la provenienza dell’arma. Le conversazioni con un familiare avrebbero evidenziato l’intenzione di dissimulare il possesso dell’arma usata nell’aggressione.
Alla luce dei numerosi elementi probatori raccolti, il giudice per le indagini preliminari ha ritenuto la condotta della donna particolarmente aggressiva e pericolosa, disponendo così la misura cautelare degli arresti domiciliari con l’uso del braccialetto elettronico. La misura è stata adottata anche in considerazione del concreto rischio di reiterazione del reato.