L’ex consigliere regionale Giacomo Olivieri è comparso oggi in aula a Bari nell’ambito del processo ‘Codice Interno’, che indaga sui presunti intrecci tra mafia, politica e imprenditoria nel capoluogo pugliese. Arrestato il 26 febbraio 2023, Olivieri è tra i 108 imputati del procedimento con rito abbreviato, accusato di scambio elettorale politico-mafioso ed estorsione.
L’ammissione in tribunale
Nel corso dell’interrogatorio, che si svolge a porte chiuse, Olivieri avrebbe ammesso di aver dato denaro in cambio di voti, pur negando di essere a conoscenza dei legami con la criminalità organizzata delle persone coinvolte nella sua campagna elettorale del 2019.
“Chiedo scusa alla città, ho sbagliato”, avrebbe dichiarato, secondo quanto riportato dall’Ansa. L’ex consigliere avrebbe inoltre ammesso di aver distribuito buoni pasto, buoni benzina e persino una moto per favorire l’organizzazione della campagna elettorale.
L’accusa: voti comprati dai clan
Secondo la Procura di Bari, Olivieri avrebbe pagato i clan Parisi, Strisciuglio e Montani per ottenere voti a favore della moglie, Maria Carmen Lorusso, candidata al Consiglio comunale e anche lei imputata. Gli inquirenti sostengono che l’ex consigliere abbia utilizzato fondi e risorse per stringere accordi con esponenti della criminalità organizzata, tra cui Tommaso Lovreglio, nipote del boss Savino Parisi.
Dopo l’elezione, Olivieri è stato nominato presidente della Bari Multiservizi, la municipalizzata che si occupa della manutenzione del verde pubblico. Durante l’interrogatorio, ha dichiarato di aver rinunciato allo stipendio e all’autista una volta assunto l’incarico.
L’ex consigliere, attualmente detenuto nel carcere di Lanciano, è stato esaminato dai suoi difensori, Gaetano e Luca Castellaneta, e l’interrogatorio potrebbe protrarsi fino al pomeriggio.