Vertenza Natuzzi, salta il confronto e sindacati in mobilitazione

Dopo il tavolo in Confindustria Bari si interrompe il dialogo tra azienda e organizzazioni sindacali: contestati tagli, chiusure e mancato rientro delle produzioni dalla Romania.

La trattativa sulla vertenza Natuzzi si è nuovamente interrotta. Nel corso dell’incontro tenutosi presso Confindustria Bari, le organizzazioni sindacali hanno espresso una netta contrarietà al piano industriale illustrato dall’azienda, annunciando l’avvio di iniziative di mobilitazione in tutti gli stabilimenti del gruppo. Il confronto, che nei giorni precedenti sembrava aver ripreso vigore, ha registrato una brusca frenata, riportando la tensione al centro del dibattito occupazionale.

Tra i punti più critici figura la decisione di procedere con la chiusura dello stabilimento di Jesce 2. I rappresentanti dei lavoratori sostengono che tale scelta non risolverebbe le inefficienze produttive, ma rischierebbe di generare nuove criticità organizzative. La strategia industriale viene definita “miope”, incapace di rafforzare il ciclo produttivo e di rilanciare la competitività del gruppo nel lungo periodo. In particolare, viene contestata l’assenza di investimenti strutturali orientati all’innovazione e al consolidamento della presenza industriale sul territorio.

Ulteriore elemento di frizione è rappresentato dalla prevista cessione del polo logistico di La Martella. Secondo i sindacati, la dismissione di questo asset comporterebbe un indebolimento del controllo diretto sulle attività produttive e logistiche, con potenziali ricadute occupazionali. La perdita di presidi strategici viene interpretata come un progressivo impoverimento industriale, che allontanerebbe l’obiettivo di un rilancio complessivo dell’azienda.

Sul fronte degli ammortizzatori sociali, le organizzazioni dei lavoratori hanno espresso forte preoccupazione per il ricorso alla Cassa integrazione straordinaria. I dati illustrati nel corso dell’incontro indicherebbero una sospensione media pari al 45%. Una percentuale ritenuta insostenibile, in quanto comporterebbe una significativa contrazione delle retribuzioni. Per le famiglie coinvolte, l’impatto economico rischia di essere particolarmente gravoso, aggravando un contesto già segnato da incertezze produttive.

Resta inoltre irrisolta la questione degli incentivi all’esodo per i dipendenti prossimi alla pensione. La proposta aziendale, secondo quanto riferito dai sindacati, non avrebbe registrato avanzamenti rispetto alle precedenti formulazioni e risulterebbe meno favorevole rispetto a quella presentata alla fine del 2025. Questo stallo contribuisce ad alimentare il clima di insoddisfazione e a rendere più complesso il percorso di mediazione.

Un altro nodo centrale riguarda il rientro delle produzioni attualmente delocalizzate in Romania. Le sigle sindacali lamentano la mancanza di un impegno chiaro e vincolante su questo punto. L’assenza di una strategia definita per il rientro delle lavorazioni viene considerata un segnale negativo per la salvaguardia dell’occupazione in Italia, soprattutto in un settore già esposto alle dinamiche della concorrenza internazionale.

In vista del prossimo incontro convocato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy per il 2 marzo, i sindacati hanno annunciato assemblee in tutti gli stabilimenti del gruppo. È previsto anche un presidio dei lavoratori davanti alla sede ministeriale, con l’obiettivo di mantenere alta l’attenzione istituzionale sulla vertenza.

 

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