Vertenza Natuzzi, confronto fermo al Ministero delle Imprese

Sospeso il piano aziendale dopo il tavolo romano: sindacati e istituzioni chiedono garanzie sull’occupazione e il futuro degli stabilimenti pugliesi

La nuova riunione convocata al Ministero delle Imprese e del Made in Italy si è conclusa senza un’intesa concreta tra azienda e rappresentanze dei lavoratori. Il confronto tra Natuzzi e sindacati si è arrestato su posizioni distanti, determinando una fase di stallo che ha riportato al centro una vertenza aperta da oltre venticinque anni. L’incontro, svoltosi a Roma nel primo pomeriggio, ha portato alla sospensione del piano industriale presentato dal gruppo, ma non ha prodotto un avvicinamento sostanziale tra le parti.

Il dossier Natuzzi continua a rappresentare uno dei nodi più delicati del comparto arredamento in Puglia. Negli ultimi anni, l’azienda ha progressivamente orientato la propria strategia verso un modello produttivo basato su esternalizzazioni, riducendo il peso delle lavorazioni interne. Una scelta che ha alimentato timori tra i dipendenti, già provati da una lunga fase di incertezza. Tra i punti più critici figura la chiusura annunciata dello stabilimento “jesce 2” di santeramo, simbolo di una riorganizzazione che potrebbe avere ripercussioni significative sull’occupazione locale.

Al tavolo ministeriale hanno preso parte, oltre ai vertici societari, le principali sigle sindacali di categoria: feneal uil, filca cisl, fillea cgil, filcams cgil, fisascat cisl e uiltucs. La presenza delle organizzazioni dei lavoratori ha confermato la centralità della questione occupazionale, considerata prioritaria rispetto a qualsiasi ipotesi di ristrutturazione. I sindacati hanno ribadito la necessità di tutelare i livelli occupazionali e di garantire prospettive certe ai dipendenti coinvolti.

Accanto alle parti sociali e ai rappresentanti dell’azienda, hanno partecipato anche esponenti istituzionali della Regione Puglia. Tra questi, il responsabile della task force regionale per l’occupazione Leo Caroli, il neo assessore allo sviluppo economico e al lavoro Eugenio Di Sciascio e la direttrice del dipartimento regionale di settore Gianna Elisa Berlingerio. La regione ha chiesto con forza il mantenimento dei livelli occupazionali negli stabilimenti pugliesi, sottolineando la necessità di salvaguardare un comparto produttivo strategico per il territorio.

Il mancato accordo non ha tuttavia interrotto il dialogo. Le parti hanno fissato due nuove date, il 1° e l’11 marzo, per proseguire il confronto sempre nella sede ministeriale. L’obiettivo dichiarato è quello di approfondire i contenuti del piano aziendale e verificare eventuali margini di revisione che possano conciliare le esigenze di riorganizzazione con la tutela dei lavoratori. La sospensione del piano rappresenta un segnale di apertura, ma non equivale a una soluzione definitiva.

La vertenza Natuzzi si inserisce in un quadro più ampio di trasformazioni che stanno interessando il settore dell’arredamento, stretto tra concorrenza internazionale, costi di produzione e ridefinizione delle catene di fornitura. In questo contesto, la scelta di esternalizzare parte delle attività viene letta dall’azienda come una leva per recuperare competitività, mentre i sindacati temono un progressivo svuotamento degli stabilimenti italiani.

Il clima al termine dell’incontro è apparso improntato alla cautela. Nessuna rottura formale, ma neppure un’intesa sui punti fondamentali. La distanza tra le posizioni resta evidente, soprattutto sul tema delle chiusure e sulla salvaguardia dei posti di lavoro. Per i lavoratori coinvolti, il futuro rimane legato agli sviluppi delle prossime settimane, quando il confronto entrerà nel merito delle proposte operative.

In attesa dei nuovi appuntamenti ministeriali, la questione occupazionale continua a essere al centro dell’attenzione politica e sindacale. La partita che si sta giocando non riguarda soltanto un singolo stabilimento, ma l’intero equilibrio produttivo di un’azienda storica del territorio pugliese. Le prossime riunioni saranno decisive per comprendere se sarà possibile individuare una soluzione condivisa o se il confronto resterà su un binario di contrapposizione.

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