Traffico internazionale di rifiuti, sei arresti tra Puglia e Bulgaria

Sgominata un’organizzazione accusata di spedire all’estero scarti industriali con documenti falsi: sequestrate società, mezzi e 300mila euro

Un sistema strutturato per esportare rifiuti speciali oltre confine, aggirando le normative ambientali e riducendo illegalmente i costi di smaltimento. È questo lo scenario delineato dall’operazione condotta dai carabinieri per la Tutela dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, che nelle prime ore del 20 febbraio hanno eseguito un’ordinanza cautelare nei confronti di sei persone, ritenute coinvolte in un presunto traffico illecito di rifiuti con ramificazioni anche nel territorio barese.

Il provvedimento, disposto dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, ha portato all’arresto di quattro indagati in carcere e di altri due ai domiciliari. Le accuse contestate, a vario titolo, comprendono associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti con aggravante della transnazionalità, oltre alla spedizione e gestione illegale di rifiuti.

L’inchiesta ha preso avvio nel gennaio 2024 e si è sviluppata per diversi mesi attraverso un’articolata attività investigativa che ha coinvolto, oltre alle province di Bari e Brindisi, anche la Grecia e la Bulgaria. Gli accertamenti, coordinati dagli investigatori del Nucleo operativo ecologico di Lecce, hanno ricostruito un presunto meccanismo consolidato di spedizioni irregolari verso l’estero.

Secondo quanto emerso, i rifiuti – in prevalenza scarti industriali, materiali tessili e frazione indifferenziata – sarebbero partiti da un impianto situato nel Brindisino. Attraverso società di intermediazione attive nel settore, i carichi sarebbero stati accompagnati da documentazione alterata. In particolare, sarebbe stata attribuita una classificazione non corrispondente alla reale natura dei materiali, con l’indicazione di codici Cer falsi che li qualificavano come recuperabili.

Le indagini, supportate da intercettazioni telefoniche, servizi di pedinamento e riprese video, avrebbero documentato un sistema basato sulla predisposizione di formulari non veritieri, funzionale a ridurre i costi e a facilitare il trasferimento transfrontaliero dei rifiuti. In realtà, secondo la ricostruzione investigativa, i carichi sarebbero stati composti da un insieme eterogeneo di materiali: inerti, legno, scarti tessili e residui industriali.

Una volta giunti a destinazione, in Grecia e in Bulgaria, i rifiuti non sarebbero stati sottoposti ai trattamenti dichiarati nei documenti di accompagnamento. Al contrario, sarebbero stati depositati o abbandonati all’interno di capannoni dismessi e terreni agricoli, con potenziali ripercussioni ambientali.

Nel corso dell’operazione sono stati adottati anche provvedimenti patrimoniali. Le forze dell’ordine hanno proceduto al sequestro di due società ritenute coinvolte nell’attività illecita e di 44 automezzi utilizzati per il trasporto dei rifiuti, oltre a una somma di circa 300mila euro considerata provento dell’illecito. Complessivamente risultano 14 le persone indagate nell’ambito dell’inchiesta, che ha visto la collaborazione delle autorità di polizia bulgare, in particolare per l’esecuzione delle misure a Sofia.

L’ordinanza cautelare è stata eseguita nelle province di Brindisi, Bari e Salerno, oltre che nella capitale bulgara. Come precisato dagli inquirenti, il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari. La responsabilità degli indagati dovrà essere accertata nel corso del processo, nel pieno contraddittorio tra accusa e difesa.

L’operazione rappresenta un nuovo intervento di contrasto ai fenomeni di traffico illecito di rifiuti su scala internazionale, un settore che continua a destare particolare attenzione per i profili ambientali ed economici connessi alla gestione e allo smaltimento dei materiali speciali.

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