Sciopero per la Palestina: cortei e disagi a Bari e in tutta Italia

Manifestazioni in decine di città italiane, con cortei, blocchi e appelli per la liberazione degli attivisti fermati da Israele

Questa mattina ci si aspetta una massiccia mobilitazione in occasione dello sciopero generale per la Palestina e della Global Sumud Flotilla. L’iniziativa promossa inizialmente da USB con l’adesione della FLC CGIL, successivamente ha visto l’adsione di COBAS, SGB, CUB, CSS, CUB PI, FP CGIL e la Confederazione Sindacale Sarda. L’evento ha coinvolto anche numerose altre piazze italiane, dove si stanno tenendo manifestazioni e presìdi in sostegno della popolazione palestinese.

Al centro della protesta c’è la denuncia del blocco imposto da Israele alla Global Flotilla, composta da imbarcazioni dirette a Gaza con a bordo aiuti umanitari e attivisti di diverse nazionalità, inclusi alcuni italiani. A bordo anche tre baresi: Francesca Amoruso, Lorenzo D’Agostino e Tony La Piccirella, attualmente trattenuti dalle autorità israeliane.

La Cgil Puglia ha diffuso una nota durissima in cui definisce il fermo delle navi civili “un fatto di gravità estrema” e un “attacco all’ordine costituzionale”, sottolineando che “viene impedita un’azione umanitaria e solidale nei confronti della popolazione palestinese, sottoposta a una vera e propria operazione di genocidio da parte del governo israeliano”.

Il sindaco di Bari, Vito Leccese, chiede chiarimenti al Ministero degli Esteri, sollecitando rassicurazioni sulla sorte dei tre attivisti pugliesi. L’appello è stato rivolto direttamente al ministro Antonio Tajani.

Lo sciopero generale avrà un impatto tangibile anche sul sistema dei trasporti, con ritardi e cancellazioni nei servizi ferroviari, disagi per i pendolari sugli autobus Amtab e conseguenze anche sul traffico aereo.

Oggi da Roma a Milano, da Napoli a Torino sit-in e cortei, tutti sotto il comune denominatore della richiesta di fine delle ostilità in Medio Oriente e del sostegno alla causa palestinese. La mobilitazione nazionale vuole anche denunciare le politiche di sostegno militare e diplomatico da parte del nostro Governo, dell’Unione Europea e degli Stati Uniti a Israele, evidenziando le conseguenze umanitarie dell’assedio a Gaza.

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