Riforma della giustizia, cresce il fronte del “no” a Bari

Preoccupazioni tra magistrati e giuristi per l'indipendenza del potere giudiziario e l'equilibrio costituzionale

A Bari si intensifica il dibattito sulla riforma della giustizia, con una mobilitazione pubblica promossa dal comitato referendario “Giusto dire No”, che ha scelto il teatro Petruzzelli come simbolico punto di incontro. Durante l’iniziativa sono stati distribuiti volantini informativi contenenti “10 buone ragioni” per opporsi al disegno di legge che intende modificare l’assetto della magistratura italiana.

Al centro delle critiche figura il timore di un indebolimento della magistratura, che potrebbe tradursi, secondo i promotori della protesta, in una minore tutela per i cittadini contro eventuali abusi di potere. I giuristi e i rappresentanti dell’Associazione nazionale magistrati (Anm) di Bari sottolineano come la riforma, pur presentandosi formalmente come un intervento sulla separazione delle carriere, finisca per alterare profondamente gli equilibri tra i poteri dello Stato.

Diversi interventi hanno evidenziato i rischi di interferenze politiche sulla funzione giudiziaria. Tra le principali preoccupazioni c’è la modifica dei criteri per la selezione dei membri del Consiglio superiore della magistratura (Csm), che prevede un sorteggio come strumento per ridurre le influenze delle correnti interne. Una scelta definita “antidemocratica” dagli organizzatori dell’evento, in quanto toglierebbe rappresentatività a un organo fondamentale per l’autogoverno della magistratura.

Secondo i promotori della campagna, il vero problema da affrontare nella giustizia italiana non riguarda tanto il correntismo, quanto i tempi e l’efficienza del sistema. Le criticità strutturali, infatti, non vengono affrontate dalla riforma, che viene invece letta come un tentativo di ridimensionare il ruolo e l’autonomia del potere giudiziario a vantaggio dell’esecutivo.

La manifestazione ha visto la partecipazione di figure di rilievo del mondo giudiziario e accademico, che hanno ribadito la necessità di difendere l’architettura costituzionale, definita come un baluardo contro derive autoritarie. La campagna mira a sensibilizzare la popolazione, informando sull’impatto reale che la riforma potrebbe avere sui diritti dei cittadini, più esposti, secondo gli organizzatori, in un contesto dove il potere giudiziario perde indipendenza.

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