Regione Puglia, stop in Commissione alla modifica sul numero dei consiglieri

Parere non favorevole al disegno di legge: non raggiunta la maggioranza dei tre quarti. Dubbi su autonomia statutaria e competenze regionali

La proposta di legge per modificare il numero dei consiglieri regionali in Puglia non supera l’esame della VII Commissione consiliare. Il parere non favorevole è arrivato in seguito al mancato raggiungimento della maggioranza dei tre quarti dei voti a favore, necessaria per superare il parere espresso precedentemente dalla Commissione Riforme istituzionali.

Il voto in Commissione

Nel dettaglio, hanno votato a favore i consiglieri Galante, Amati, Campo, Tammacco, Paolicelli e Stea, mentre si sono astenuti il presidente Splendido e il consigliere Mazzarano. Al momento del voto erano assenti i consiglieri di Lega e Fratelli d’Italia, condizionando l’esito della seduta. Il provvedimento, promosso dalla Giunta regionale, proponeva una revisione dell’articolo 24 dello Statuto regionale per ridefinire il numero dei componenti del Consiglio alla luce della popolazione pugliese e delle previsioni normative nazionali.

Le criticità sollevate

Durante i lavori, che hanno seguito un acceso dibattito sulla tutela dell’autonomia regionale, è emerso un forte scetticismo sul merito e sul metodo del provvedimento. Il consigliere Napoleone Cera, in particolare, ha denunciato la mancanza di condivisione con i rappresentanti eletti del Consiglio, sottolineando come una proposta partita dalla Giunta rischi di corrodere l’autonomia istituzionale dell’Assemblea legislativa pugliese.

Il parere tecnico del professor Follieri

A contribuire alla discussione è stato il professor Enrico Follieri, ordinario di diritto amministrativo all’Università di Foggia, convocato in audizione informale. Follieri ha messo in evidenza che la proposta di modifica, rinviando alla legislazione nazionale il compito di definire il numero dei consiglieri, rappresenterebbe un’abdicazione del potere statutario della Regione, cedendo di fatto una competenza propria e costituzionalmente riconosciuta. Il rischio, secondo il docente, è che la Regione perda il diritto di impugnare eventuali modifiche future, avendo scelto di rinunciare preventivamente alla propria autonomia.

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