Rapine ai tir nel Barese e nella Bat: sgominata una banda criminale

Sei persone raggiunte da misure cautelari: sequestri, piani organizzati e un covo usato come base logistica

Un 48enne di Bitonto sarebbe stato al vertice dell’organizzazione, promotore e coordinatore delle azioni criminose. Gli investigatori ritengono che, pur avendo un ruolo dirigenziale, abbia partecipato attivamente ai colpi, arrivando persino a condurre i veicoli durante le rapine. L’organizzazione interna non prevedeva ruoli rigidi: i compiti venivano distribuiti in modo funzionale alla riuscita dei piani, con una catena operativa ben sincronizzata tra gli affiliati.

Fondamentale per l’indagine è stata la scoperta di un covo situato tra Molfetta e Bisceglie, che sarebbe servito come base logistica della banda. L’immobile era il punto di partenza e rifugio per i membri del gruppo, che qui si riunivano per pianificare le rapine e custodire il materiale utilizzato, tra cui veicoli rubati e armi.

Il gruppo, composto da sei persone originarie di Bari, Bitonto, Corato, Trani e San Severo, è stato individuato grazie a un’operazione coordinata dalla Procura di Trani e condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Barletta-Andria-Trani. L’indagine, denominata Long Vehicle, ha portato all’esecuzione di quattro arresti in carcere e due obblighi di dimora.

Durante le indagini, i carabinieri hanno documentato due colpi lungo la SP238, uno dei quali non andato a buon fine per la presenza imprevista del figlio minore dell’autista sequestrato. Le forze dell’ordine sono riuscite in più occasioni a impedire le rapine grazie alla massiccia presenza di pattuglie, appositamente dislocate nei punti strategici identificati attraverso un’attenta attività di intelligence.

Il modus operandi della banda era ben strutturato. I criminali sceglievano con cura il bersaglio, spesso lungo le principali arterie stradali tra il Barese e la Bat. Una prima auto fungeva da ricognizione: il conducente individuava il tir da colpire e comunicava il bersaglio ai complici tramite ricetrasmittente. A quel punto interveniva una seconda vettura, dalla quale i rapinatori bloccavano il mezzo pesante, minacciando l’autista con armi e costringendolo a scendere.

Il sequestro temporaneo del conducente era una fase fondamentale del piano. Una volta sottratto il carico, destinato con ogni probabilità al mercato nero, la vittima veniva rilasciata e il gruppo si dileguava. I mezzi utilizzati per le rapine risultavano rubati e dotati di targhe riciclate o ricettate, accorgimenti che servivano a ostacolare l’identificazione da parte delle forze dell’ordine.

L’attività investigativa ha avuto origine da iniziative mirate del Nucleo Investigativo, intraprese per contrastare l’aumento dei reati predatori nella zona. Attraverso il monitoraggio e la raccolta di dati, i militari sono riusciti a ricostruire le dinamiche interne del sodalizio, delineando un quadro dettagliato delle modalità operative e dell’organizzazione.

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