Nell’arco di 24 ore, sono stati eseguiti, al Policlinico di Bari, quattro trapianti di fegato. Gli interventi sono stati possibili grazie a una complessa operazione logistica e sanitaria che ha coinvolto diverse strutture ospedaliere, a tre donazioni provenienti da ospedali pugliesi e a un’altra effettuata da una struttura fuori regione.
Alla guida della maratona chirurgica, il professor Francesco Tandoi, direttore dell’unità operativa di chirurgia epatobiliare e del centro trapianti di fegato del Policlinico barese. L’équipe, composta da chirurghi, epatologi, anestesisti-rianimatori, infermieri e tecnici di laboratorio, ha lavorato ininterrottamente per rispondere con tempestività alle necessità cliniche dei pazienti, riuscendo a garantire quattro trapianti in una sola giornata.
Un ruolo decisivo è stato giocato dal centro regionale trapianti (CRT), che ha coordinato i trasferimenti degli organi e la gestione degli interventi, ottimizzando l’uso del blocco operatorio di Asclepios per consentire la realizzazione in sequenza dei trapianti. L’efficienza del sistema ha permesso di affrontare con successo anche i casi più critici, in una finestra temporale estremamente ridotta.
A confermare l’efficacia dell’intera macchina organizzativa è stato anche Loreto Gesualdo, coordinatore del CRT, che ha evidenziato il valore della collaborazione interospedaliera.
Il Policlinico di Bari si conferma un punto di riferimento nazionale per la trapiantologia epatica, come sottolineato dal direttore generale Antonio Sanguedolce. “I tempi di attesa per un trapianto di fegato qui sono tra i più bassi d’Italia, circa due mesi rispetto alla media nazionale di un anno e mezzo. Questo è possibile solo grazie a competenze altamente specializzate e a una sinergia solida con i centri trapianti regionali e nazionali”.
Le quattro operazioni condotte in una sola giornata dimostrano come la pianificazione, la collaborazione tra strutture e l’impegno del personale sanitario possano trasformare situazioni di emergenza in storie di speranza e rinascita. Un risultato che conferma l’eccellenza del sistema sanitario pugliese nel campo dei trapianti.