Con un’assemblea permanente avviata nell’aula B del Dipartimento di Fisica dell’Università di Bari, l’Udu ha lanciato un presidio aperto rivolto alla comunità accademica e alle istituzioni. L’iniziativa, partita alle 14, si è svolta in concomitanza con la riunione della Commissione Accordi, con l’obiettivo di ottenere una posizione pubblica da parte del rettore Roberto Bellotti sul tema delle collaborazioni tra l’ateneo e realtà israeliane.
L’associazione studentesca Udu Bari ha chiesto esplicitamente la rescissione di ogni accordo attualmente in vigore tra l’Università e istituzioni israeliane, in particolare quelle legate all’industria bellica. «Il nostro Ateneo e il nostro Paese non possono e non devono essere complici del genocidio in corso a Gaza da ormai due anni», ha dichiarato Gabriele Tedesco, senatore accademico dell’Udu, aggiungendo che il sapere universitario deve porsi contro i modelli basati sulla guerra.
Secondo gli studenti, il ruolo dell’università deve essere quello di costruire la vita, non di alimentare la distruzione. Da qui la richiesta al rettore Bellotti di farsi portavoce, nella prossima riunione della Crui (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane), di una presa di distanza netta che non si limiti al solo contesto locale, ma possa influenzare il panorama accademico nazionale.
L’Udu Bari ha anche sollevato un appello diretto al governo italiano, invocando una rottura totale dei rapporti politici ed economici con Israele, definito dallo stesso collettivo come uno “Stato genocida”. Sahar Locaputo, coordinatrice dell’associazione, ha dichiarato che è urgente un impegno concreto per il riconoscimento dello Stato di Palestina. «Serve una condanna chiara di ciò che sta accadendo e la garanzia che le missioni umanitarie dirette a Gaza non vengano ostacolate da azioni illegali, in violazione del diritto internazionale», ha affermato.
L’azione dell’Udu si colloca in un contesto più ampio di mobilitazioni studentesche in Italia e all’estero, che chiedono alle università di rivedere i rapporti con soggetti coinvolti nella produzione bellica o accusati di violazioni dei diritti umani. Bari diventa così uno dei nodi di una rete in espansione che intende esercitare pressione affinché gli atenei italiani adottino una linea etica e responsabile nelle proprie collaborazioni internazionali.