Procura di Bari, luci e ombre dal bilancio 2023-2024

Tra risultati record e criticità strutturali, la Procura punta a rafforzare la fiducia dei cittadini con trasparenza e dati

Un bilancio che fotografa l’attività giudiziaria e ne denuncia i limiti: è quanto emerge dal Bilancio di responsabilità sociale 2023-2024 presentato dalla Procura della Repubblica di Bari. Il documento, composto da 122 pagine, intende mostrare in modo trasparente il lavoro svolto dall’ufficio giudiziario, tra numeri, successi e problematiche ancora aperte. L’obiettivo dichiarato è quello di rafforzare il rapporto con la cittadinanza, promuovendo un’immagine di giustizia attiva, concreta e vicina ai bisogni del territorio.

Il report evidenzia una produttività in netto miglioramento, con un numero di procedimenti chiusi superiore a quelli avviati. Nel biennio di riferimento sono stati definiti 110.833 fascicoli, a fronte di 103.482 nuove iscrizioni. Questo ha permesso di ridurre le pendenze del 20,6%, scendendo da oltre 35mila a circa 28mila casi. Contestualmente, il costo medio per singolo procedimento è calato da 288 a 268 euro, segnalando un’efficienza gestionale in crescita del 7%. Il procuratore capo Roberto Rossi ha attribuito questi risultati a un lavoro di squadra che coinvolge magistrati, personale amministrativo e forze dell’ordine.

Sul fronte della lotta alla criminalità organizzata, la Direzione Distrettuale Antimafia ha condotto oltre 130 operazioni contro la cosiddetta “quarta mafia” nel foggiano, con circa 880 misure cautelari eseguite. Nel biennio sono stati effettuati sequestri per un totale di 343 milioni di euro e confische definitive pari a 154 milioni. A fronte delle polemiche sui costi delle intercettazioni, Rossi ha ribadito che senza questo strumento investigativo sarebbe impossibile ottenere risultati economici di simile portata, definendo la Procura “un’azienda florida che recupera risorse per lo Stato”.

Non mancano però le criticità, a partire da una grave carenza di organico: il 14,4% dei posti amministrativi e il 17,9% delle posizioni per magistrati risultano vacanti. Ma la maggiore preoccupazione è legata alla digitalizzazione, in particolare al nuovo sistema informatico APP, che secondo Rossi sarebbe stato “progettato male” e starebbe rallentando significativamente le attività. Un esempio emblematico riguarda una richiesta urgente di custodia cautelare trasmessa via software e mai arrivata in tempo, con la conseguente necessità di ricorrere ai metodi tradizionali.

Tra gli aspetti messi in evidenza, anche l’impatto della riforma Cartabia sulle misure patrimoniali. Come spiegato dal procuratore aggiunto Ciro Angelillis, la riforma consente allo Stato di convertire le confische non eseguibili in pene alternative, come la detenzione domiciliare o la libertà controllata, garantendo che la sanzione non resti mai inevasa, anche quando i beni vengano nascosti.

Angelillis ha anche messo a confronto due ambiti delicati: i reati di genere e quelli contro la Pubblica Amministrazione. Nel primo caso, ha evidenziato un approccio legislativo “molto aggressivo”, con pene inasprite e tempistiche d’indagine molto serrate, come i tre giorni previsti per l’interrogatorio. All’opposto, ha criticato il progressivo svuotamento delle tutele per i reati contro la PA, facendo riferimento alla recente abrogazione dell’abuso d’ufficio e alla riforma Nordio sul traffico di influenze.

La tutela del territorio è un altro fronte aperto, con il tema degli abusi edilizi spesso non sanati per mancanza di fondi comunali. Per risolvere questa impasse, è stato istituito un tavolo con Regione Puglia e Anci, con l’obiettivo di sbloccare finanziamenti destinati alle amministrazioni locali per rendere esecutive le demolizioni, in particolare in aree sottoposte a vincoli paesaggistici.

Sul versante sociale, il procuratore aggiunto Giuseppe Gatti ha illustrato le azioni concrete a tutela delle vittime vulnerabili. Tra queste, l’attivazione di protocolli che prevedono risposte cautelari rapide per i casi di violenza domestica, spesso nella stessa giornata. Inoltre, è stata inaugurata una sala protetta per l’ascolto dei minori, e sono stati firmati accordi con l’Ordine degli Psicologi per gestire con competenza i casi più delicati. È attivo anche un programma sperimentale rivolto a maltrattanti con disturbi psichiatrici, in collaborazione con le strutture sanitarie e la Regione.

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