Pesce d’estate: cresce il consumo, ma l’80% arriva dall’estero

In Puglia aumenta la domanda di prodotti ittici, ma la produzione locale non basta: Coldiretti lancia l’allarme su importazioni e frodi alimentari

Nei mercati di Campagna Amica si moltiplicano le iniziative per sensibilizzare i cittadini verso un consumo di pesce consapevole e sostenibile. In tutta la Puglia, durante l’estate, sono sempre più frequenti gli eventi informativi incentrati sulla promozione del pescato locale, con l’obiettivo di valorizzare il principio del miglio zero e tutelare salute, ambiente ed economia. Acquistare prodotti ittici italiani, infatti, significa sostenere la filiera locale e ridurre l’impatto ambientale delle importazioni.

Coldiretti lancia un monito importante: in Italia si importa più pesce di quanto se ne produca. I numeri parlano chiaro: a fronte di circa 180 milioni di chili di pesce pescati annualmente nei nostri mari e altri 140 milioni derivanti da acquacoltura, le importazioni superano il miliardo di chili. Questa sproporzione non solo incide sulla bilancia commerciale, ma espone i consumatori a rischi legati a frodi e falsificazioni. Tra le pratiche più diffuse, la vendita di pangasio del Mekong spacciato per cernia, brosme venduto come baccalà o polpo del Vietnam fatto passare per nostrano.

L’assenza dell’obbligo di indicare la provenienza del pesce nei menù dei ristoranti aggrava la situazione, lasciando i clienti ignari dell’origine del prodotto consumato. Coldiretti invita i consumatori a fare attenzione alle etichette presenti nei punti vendita, che devono riportare la zona FAO (GSA) di provenienza. Per garantire l’autenticità del pescato italiano, si consiglia di privilegiare le zone GSA 17 e 18 (Adriatico), 19 (Ionio occidentale), 10 e 11 (Tirreno), 16 (Sicilia), senza trascurare le aree limitrofe come GSA 15 (Malta) o GSA 7 (Golfo del Leone).

La produzione ittica pugliese non riesce a tenere il passo con la domanda. Nonostante la presenza di 1.455 battelli, pari al 12,3% della flotta nazionale, e un valore economico stimato in 225 milioni di euro, la pesca regionale è in calo da trent’anni. Le zone più attive sono Manfredonia, Molfetta, il sud Barese e il Salento, dove si pescano gamberi, scampi, merluzzi e si allevano spigole, orate e ombrine. Tuttavia, l’80% del pesce consumato in Puglia proviene dall’estero, un dato che solleva preoccupazioni sul piano della sicurezza alimentare e della tracciabilità.

L’estate spinge i pugliesi verso una dieta più leggera, privilegiando il consumo di pesce. Secondo Coldiretti Pesca Puglia, il consumo è aumentato del 15% sia tra le mura domestiche che nella ristorazione. Una tendenza positiva, che però mette ulteriormente sotto pressione la filiera locale, sempre più in difficoltà nel soddisfare la crescente richiesta.

Un segnale di speranza arriva dalla legge “Salva Mare”, che coinvolge attivamente i pescatori nella tutela dell’ambiente marino. Questa normativa consente loro di raccogliere e smaltire la plastica finita nelle reti insieme al pescato, trasformando un problema in un’opportunità di sostenibilità. Diverse associazioni e comunità locali hanno già aderito al progetto, contribuendo alla salvaguardia dell’habitat costiero.

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