Antonio Busco è stato assolto dalla Corte di Assise d’Appello di Bari con formula piena, “per non aver commesso il fatto”, nell’ambito del processo per l’omicidio di Giuseppe Gelao, avvenuto nel marzo 2017 nel quartiere Japigia. La sentenza sovverte completamente l’esito del primo grado, che aveva portato alla condanna all’ergastolo per Busco, ritenuto all’epoca il presunto mandante del delitto.
La vicenda giudiziaria subisce così un ribaltamento clamoroso, che si inserisce in una più ampia revisione dei giudizi precedenti sul caso. Già a dicembre scorso, la Cassazione aveva reso definitive le assoluzioni per gli altri due imputati, Giuseppe Signorile e Davide Monti, anche loro inizialmente condannati a trent’anni di reclusione e successivamente assolti in appello.
I difensori di Antonio Busco, gli avvocati del foro di Roma Cacciotti e Mondello, hanno accolto con soddisfazione il verdetto, sottolineando come esso restituisca “dignità e verità a una vicenda giudiziaria che ha profondamente segnato la vita del nostro assistito”. Nonostante l’assoluzione, Busco resta comunque detenuto per altri reati, non connessi a questo procedimento.
Secondo quanto emerso nelle indagini iniziali, l’omicidio di Gelao si sarebbe inserito nel contesto di una faida criminale per il controllo dello spaccio di sostanze stupefacenti, in particolare tra il presunto gruppo capeggiato da Busco e quello dei Parisi-Palermiti, storicamente attivo nella zona sud di Bari. Una ricostruzione, però, che non ha retto al vaglio dei successivi gradi di giudizio.
La sentenza d’appello segna un punto di svolta importante nel processo, non solo per l’imputato assolto, ma anche per la narrazione complessiva di uno degli episodi più discussi della cronaca criminale barese degli ultimi anni. L’attenzione ora resta sulle motivazioni della decisione, che chiariranno gli elementi determinanti che hanno portato all’assoluzione.